giovedì 14 dicembre 2017

#77 Cosa penso di: Mistero a Villa del Lieto Tramonto | recensione |

Quarta lettura di dicembre e si torna al digitale!


Mistero a Villa del Lieto Tramonto
di Minna Lindgren

Editore: Sonzogno
Pagine: 284
Prezzo: 16,50€ (ebook 9,99€)

Trama:

A Villa del Lieto Tramonto, ridente casa di riposo immersa nella foresta vicino a Helsinki, è l'ora del caffè e, come al solito, Irma e Siiri, due vivaci novantenni ospiti della residenza, amano trascorrere quel momento in perfetto relax. Dopo le partite a canasta, le lezioni di ginnastica dolce, il whiskino prescritto dal medico o le riunioni del gruppo per la memoria, un'oretta di svago ci vuole per scambiarsi ricordi di giovinezza o spettegolare sul funerale del giorno, che è pur sempre una festa e un avvenimento per curare il proprio look. Ma soprattutto, l'ora del caffè dà l'occasione per criticare il regolamento e l'incuria del personale specializzato, quello che figli e nipoti, per guarire i sensi di colpa, chiamano "servizi di eccellenza". Per fortuna dalla Villa si può anche uscire, andare in giro in tram per rifarsi l'occhio con le bellezze della capitale finlandese, e così a Siiri, Irma e alla loro terza compagna, Anna-Liisa, capita di osservare, con bonario sarcasmo, le stranezze del mondo moderno che le circonda. A turbare la routine delle tre amiche è però un fatto terribile: la morte, in circostanze misteriose, del giovane cuoco, sempre gentile e pieno di allegria, accompagnata da una serie di episodi inquietanti che rivelano il lato sinistro di quel rifugio, ora non più così accogliente. Provette Miss Marple, Siiri, Irma e Anna-Liisa si trasformano in intraprendenti investigatrici.

Ma ci si può sentire affini ad una vecchietta di novantaquattro anni?
Perché a me è successo.
Voi dite che è normale?

Vabbè, ma veniamo a noi e alla nostra recensione.
La trama di copertina, che vi ho riportato (come sempre) qui sopra, è decisamente ben scritta e, una volta tanto, spiega esattamente quello che succede nel libro. Quindi vi risparmio la mia versione!

tic-tac, tic-tac, tic-tac direbbe Irma!


Come forse avrete capito, le protagoniste di questo romanzo sono tre arzille vecchiette: Irma, Siiri e Anna-Liisa. Questo trio di ultra novantenni, risiede alla residenza per anziani Lieto Tramonto dove, a quanto pare succedono parecchi fatti strani.

L'intero libro è narrato in terza persona ma, in questo primo volume seguiamo principalmente il punto di vista di Siiri. E per fortuna, dico io, perché non so se sarei stata in grado di seguire Irma e la sua parlantina a ruota libera.
Ma tornando a Siiri, credo che, tra le tre vecchiette, lei sia quella che ho trovato più simpatica e con cui mi sono sentita più in sintonia. Per quanto a 27 anni ci si possa sentire in sintonia con una donna di 94😁
Questo non vuol dire che io non abbia apprezzato anche Irma e Anna-Liisa, anzi!
Le nostre tre protagoniste sono così caratterialmente diverse che è normale entrare in sintonia con una in particolare, ma allo stesso tempo non si possono che trovare simpaticissime anche le altre.

Abbiamo Irma che è quella più esuberante, senza filtro cervello/bocca, in grado di passare di palo in frasca in mezza frase e di attaccare bottone con chiunque. Allo stesso tempo è anche quella più combattiva, con i suoi reclami a qualsiasi autorità esistente e in grado di tenere testa a Virpi, la caporeparto.
Siiri, invece, è quella più posata e anche un po' timorosa, che ogni tanto si fa prendere dal panico e si lascia sopraffare dalla sua aritmia cardiaca. Siiri è anche quella più riflessiva e analitica, che osserva le persone e il mondo intorno a sé, lanciandosi molto spesso in ragionamenti quasi filosofici.
Anna-Liisa si pone un po' nel mezzo tra le due, perché è inizialmente molto impostata e seriosa, da buona ex professoressa, ma poi la si vede lasciarsi andare sulla via di un nuovo amore (quando si dice che l'amore non ha età).

Oltre alle nostre tre vecchiette preferite, sono molti altri i personaggi che si incontrano nel corso della lettura. Alcuni profondamente negativi, come Virpi la caporeparto, altri che appaiono negativi ma invece sono molto positivi, come Mika il cuoco taxista.

In generale, la caratterizzazione dei personaggi mi è sembrata davvero ben fatta. Ovviamente quelle di cui ci viene fornito un quadro più completo sono le tre protagoniste. Ma anche delle altre figure (soprattutto quelle più importanti per la narrazione), ci viene fornito qualche dettagli in più,  in modo che il lettore possa comprendere al meglio il legame con le protagoniste e il ruolo nella vicenda.

Per quanto riguarda le descrizioni, devo dire che, a mio parere, sono la parte più lenta dell'intero romanzo.
Non posso dire che non siano ben fatte, perché certe volte sembra di stare in tram seduta accanto a Siiri, ma in certi casi sono un po' esagerate.
Un esempio di questa esagerazione è proprio il riportare in maniera dettagliata i percorsi dei tram, con le fermate, i cambi di linea e i palazzi/monumenti che si incontrano...
Questa cosa è bellina le prime tre o quattro volte, poi diventa pesantuccia.
Io, lo ammetto (e lo so che non si fa), ad un certo punto ho iniziato a saltare qualche pezzetto qua e là.

Sorvolando su questo però, la trama è davvero interessante, perché non c'è solo la tragicomica indagine delle tre vecchiette, ma si può notare anche una leggera (ma neanche tanto) sotto-trama di denuncia sociale, verso le condizioni degli anziani nelle case di riposo.
Altro tema interessante è proprio quello della vecchiaia. L'autrice affronta in maniera molto ironica, ma allo stesso tempo delicata, il passare inesorabile degli anni, fornendo un'ottima versione di quello che è il loro modo di vedere il mondo moderno.

Lo stile di Minna Lindgren è semplice, ma curato. A tratti è un po' prolisso e quindi la narrazione procede a rilento, ma è anche vero che stiamo parlando di anziani che, di certo, non possono andare veloce. Diciamo che, molto spesso, il ritmo della narrazione procede alla stessa velocità dei protagonisti.

In generale, è stata una lettura davvero molto carina.
Mi sono un po' affezionata ai personaggi e credo proprio recupererò anche il secondo e terzo volume, giusto per vedere cosa succede alle tre vecchiette più arzille di Helsinki.
Ammetto che ci sono stati dei punti che non mi hanno convinto tantissimo, ma tutto sommato ve lo consiglio se volete leggere un "giallo" un po' diverso dal solito.

Il mio voto è:
✰✰✰✰ meno
4-/5

Alla prossima!

Silvia

sabato 9 dicembre 2017

#76 Cosa penso di: Olga di carta - Jum fatto di buio |recensione|

Terza lettura di dicembre!

Prima di cominciare, vi invito a leggere questo articolo dove vi spiego come mai ho ricevuto Jum fatto di buio e come funziona l'evento a cui parteciperò!


Olga di carta - Jum fatto di buio
di Elisabetta Gnone

Editore: Salani Editore
Pagine: 215
Prezzo: 14,90€

Trama:

E' inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve, si avvicina Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto improvviso lasciato dal bosco che è stato abbattuto, e quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno. Anche Valdo, il suo cane fidato, se lo ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più: un essere informe e molliccio. La sua voce è l'eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli, e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum si porta dietro tante storie che Olga racconta a chi ne ha bisogno, come dono, perché le storie consolano, alleviano, salvano dal dolore della vita e soprattutto fanno ridere.



Quando, la scorsa estate, ho letto Olga di carta - il viaggio straordinario, me ne sono innamorata perché, pur essendo un libro per bambini e ragazzi, era riuscito a trasmettermi dei messaggi molto importanti. Non ho potuto fare a meno di inserirlo in quei libri perfetti da leggere a qualsiasi età, perché ricco di spunti di riflessione, non solo per i più giovani, ma anche per gli adulti.
Credo sia inutile dirvi che, quando ho letto dell'uscita di Jum fatto di buio, sono stata più che felice di poter tornare a Balicò e perdermi tra i racconti della piccola Olga.

Olga di carta - Jum fatto di buio si può definire, a mio parere, una storia fatta di storie. Con una struttura totalmente diversa rispetto a Olga di carta - il viaggio straordinario.
Nel primo libro, infatti, la piccola Olga racconta ai suoi compaesani una sola storia in cui compaiono diversi personaggi, mentre, in questo secondo volume, le storie sono tante e ognuna sembra essere raccontata esattamente per chi sta ascoltando.
Il protagonista, però, è sempre lui: Jum fatto di buio, un mostriciattolo che si trascina a fatica a causa della sua stazza e che si nutre di lacrime.
Le sue preferite sono le lacrime di disperazione, quelle date dal dolore e dalla sofferenza, dalla tristezza e dalla perdita.

E sono proprio questi i temi principali di questo libro che io ho trovato leggermente più cupo rispetto al precedente, ma allo stesso tempo più carico di speranza.

In ognuna delle storie di Olga, Jum sembra sempre averla vinta, pieno delle lacrime di un uomo che ha perso il suo passato, di un altro che ha perso l'ispirazione, di una donna che ha perso la ragione della propria esistenza e tanto altro. Ogni volta sembra che non ci sia soluzione, che l'unica via sia la sofferenza, disperarsi piangendo tutte le proprie lacrime... Invece Olga ci racconta come a tutto c'è una soluzione!
Con le sue storie Olga ci invita a pensare positivo, a non fossilizzarci su quelli che sono i momenti no della nostra vita; ci fa capire, così come fa con i suoi compaesani, che attorno a noi è pieno di persone che ci vogliono bene, pronti a sostenerci e ad apprezzarci per quello che siamo, ma soprattutto ci insegna che i sentimenti positivi sono dentro di noi che aspettano di essere scoperti. Sta solo a noi scacciare Jum con una bella risata, tornando non solo a credere in noi stessi ma anche nel mondo che ci circonda.

Elisabetta Gnone, anche questa volta, è stata in grado di catturarmi dalla prima all'ultima pagina, facendomi appassionare alle storie della piccola Olga, al punto che, io stessa mi sono ritrovata a volerne leggere ancora.
La caratteristica principale dello stile di Elisabetta è proprio la semplicità e la delicatezza con cui riesce a parlare anche di temi molto forti, arrivando al cuore del lettore ed emozionandolo.

Non vorrei svelarvi troppo dei personaggi, dell'ambientazione o della trama, perché sarebbe davvero un peccato togliervi il piacere di leggere questo libro.
Se avete amato Il viaggio straordinario, non potete assolutamente perdervi Jum fatto di buio!
Si tratta, oltretutto, del romanzo perfetto per questo periodo di festa con il Natale che si avvicina e l'inverno alle porte. Perché è proprio questo il periodo in cui si svolge l'intera vicenda.

Prima di concludere, vorrei dedicare qualche riga all'aspetto grafico di questo libro.
Oltre ad essere curato nei minimi dettagli, con una copertina semplicissima, ma proprio per questo stupenda, anche l'interno è qualcosa di meraviglioso.
Mi ha colpito tantissimo il cambio di font per distinguere la narrazione semplice, le storie raccontate da Olga e le lettere che Mimma, manda a Olga e Bruno (Bruco). Ho apprezzato molto la scelta dei caratteri perché li ho trovati entrambi perfetti per il loro scopo.
Ciò che più colpisce, sfogliando il volume, però, sono i papercut di Linda Toigo che accompagnano la narrazione e forniscono quel qualcosa in più all'intera vicenda.
Nelle foto qui sopra potete vedere i miei preferiti, anche se è davvero difficile decidere quali siano i più belli!

Insomma, devo veramente fare i complimenti a Salani Editore e Bombus Media per la cura con cui questo volume è stato realizzato. Si vede che c'è un grande lavoro alle spalle di questa produzione e che tutto è fatto con grande passione.
I miei complimenti vanno anche a Elisabetta Gnone che, con questa serie di Olga di carta, è riuscita a creare un mondo dove il lettore ha voglia di tornare e soprattutto di restare.

Ed ora, per rendere questa recensione un pochino meno seriosa di quello che è stata finora, voglio dirvi due cose!
Primo, voglio assolutamente un cane come Valdo! Chi non vorrebbe un amico peloso come lui?! Valdo è il mio mito.
Secondo, se come me siete fan di questo fantastico cane, preparatevi a sentire il cuoricino fare crack...ma non preoccupatevi, tutto si sistema subito!
Non vi dico altro, perché non voglio svelarvi forse il momento più commovente, emozionante e dolce di tutto il libro.

E dopo questo, direi di chiuderla qui, perché vi assicuro che potrei parlare di questo libro ancora per molto tempo.


Il mio voto é:
✰✰✰✰✰
5/5

Prima di salutarvi, voglio dirvi un'ultimissima cosa: non fermatevi a Jum fatto di buio, leggete anche Il viaggio straordinario e gli altri libri di Elisabetta Gnone, sono certa che non ve ne pentirete.

Alla prossima!

Silvia


giovedì 7 dicembre 2017

#75 Cosa penso di: Magic | recensione |

Seconda lettura di dicembre!
Che doveva essere l'ultima di novembre, ma io non vi ho detto nulla 😂


Magic
di V.E. Schwab

Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 416
Prezzo: 10,00€ (ebook 0,99€)

Trama:

Kell è uno degli ultimi maghi rimasti della specie degli Antari ed è capace di viaggiare tra universi paralleli e diverse versioni della stessa città: Londra. Ci sono infatti la Rossa, la Bianca, la Grigia e la Nera, dove accadono cose diverse in epoche differenti. Kell è cresciuto ad Arnes, nella Londra Rossa, e ufficialmente è un ambasciatore al servizio dell'Impero Maresh, in viaggio alla corte di Giorgio III nella Londra Grigia, la più noiosa delle versioni di Londra, quella senza alcuna magia. Kell in verità è un fuorilegge: aiuta illegalmente le persone a vedere anche solo piccoli scorci di realtà che non potrebbero mai vedere. Si tratta di un hobby molto rischioso, però, e adesso Kell comincia a rendersene conto. Dopo un'operazione di trasporto illegale andata storta, Kell fugge nella Londra Grigia e si imbatte in Delilah, una strana ragazza che prima lo deruba, poi lo salva da un nemico mortale e infine lo costringe a seguirla in una nuova avventura. Ma la magia è un gioco pericoloso e se si vuole continuare a giocare prima di tutto bisogna imparare a sopravvivere...


Prima di tutto, vi dico che ho letto questo libro per il gruppo di lettura di Grazia, La spacciatrice di libri e che si trattava del libro di novembre ma, ehi, avevo tempo fino al 6 dicembre, perché prendersi in anticipo?
Vabbè, lasciamo perdere...

Anche questa volta, niente trama scritta da me, perché trovo che quella di copertina sia ben scritta e che non serva aggiungere altro. E anche perché voglio abituarvi al fatto che, con l'anno nuovo, non la scriverò più. *zan zan zaaannn - rivelazione scottante*


Cosa vi posso dire di questo libro, se non che mi è piaciuto un sacco?!
Direi di andare con ordine e di non rendere questa recensione la fiera del fangirlaggio, se non nessuno ci capisce più nulla.

La primissima cosa che mi ha colpito di questo romanzo è la scelta delle ambientazioni.
Il mondo di Magic, infatti, è davvero molto complesso, perché abbiamo quattro mondi paralleli dalle fattezze simili ma allo stesso tempo completamente diverse.
Come spiega lo stesso Kell a Lila, le quattro versioni di Londra sono sovrapposte e per raggiungere Londra Nera (quella più lontana) è necessario prima attraversare le altre. Ed è proprio questa idea di quattro Londra sovrapposte che mi ha affascinato moltissimo.
Abbiamo la nostra Londra, che è quella più noiosa e completamente priva di magia, denominata Grigia. Poi c'è la Londra dove vive Kell, quella Rossa, rigogliosa e florida, con una grande fonte di magia. A seguire la Londra Bianca, dove la magia si sta piano piano esaurendo e la popolazione vive sotto la dittatura dei gemelli Dane; e per finire la Londra più oscura, quella Nera, rimasta completamente disabitata e totalmente soggiogata dalla magia.
Le descrizioni mi hanno, in tutti i casi, trasportato al fianco di Kell e Lila, tra le vie di Londra Grigia, al mercato di Londra Rossa e al palazzo reale di Londra Bianca.
Sono rimasta incantata nel leggere come la Schwab sia riuscita a creare questi quattro universi così simili eppure con così tante differenze tra loro.
Ovviamente, viaggiare tra i mondi è severamente vietato, per chi non è un Antari come Kell.

E, a questo proposito, direi di passare ai personaggi.
Protagonisti della vicenda sono Kell e Lila, lui cresciuto a corte a Londra Rossa, lei una ladra di Londra Grigia.
Mi sono piaciuti molto entrambi, ma devo dire di aver preferito fin da subito Kell: sia da un punto di vista caratteriale, sia perché mi hanno molto colpito le sue capacità magiche.
Caratterialmente Kell è un buono, si percepisce subito questa sua inclinazione, ma nasconde anche dei lati oscuri, forse dovuti al suo particolare legame con la magia. Il giovane dimostra di essere molto legato alla famiglia reale, che considera come la sua famiglia, ma allo stesso tempo vive un conflitto perché si sente, a tratti, come un loro possedimento.
Di Lila, invece, mi hanno incuriosito alcuni particolari che però non posso riportare, perché vengono svelati solo verso la fine del libro e non voglio rovinarvi la sorpresa. Questa ragazza, però, ha anche un altro lato molto positivo, perché non è la classica protagonista un po' meh, che troppo spesso si trova nei libri (purtroppo anche nei fantasy). Lila ha un carattere forte, è dura e un po' scontrosa perché ha imparato troppo presto a cavarsela da sola e ha il grande sogno di diventare un pirata, possedere una sua nave e partire all'avventura.

Ho trovato entrambi dei protagonisti perfetti, proprio perché perfetti non lo sono per niente!
Entrambi hanno lati oscuri, un passato burrascoso e dei difetti, anche piuttosto evidenti.

Da un punto di vista generale, la caratterizzazione dei personaggi è davvero ben fatta, sia per quanto riguarda le figure positive che per quelle negative.
I gemelli Dane, sovrani di Londra Bianca, sono stati creati per essere gli antagonisti perfetti. Personalmente, gli ho adorati, per quanto si possa adorare due esseri del genere, ma voi avete di certo capito cosa intendo.
Come ho apprezzato Rhy, il fratello di Kell, e mi è dispiaciuto che fosse così poco presente in questo primo romanzo, perché l'ho trovato simpaticissimo e molto divertente. Per di più il legame tra lui e Kell è molto profondo e sarebbe stato interessante indagarlo di più.

Lo stile di scrittura della Schwab mi letteralmente catturato dalla prima all'ultima pagina.
Ci sono stati, dei punti all'inizio, in cui la narrazione mi è sembrata un po' troppo lenta, ma credo sia dovuto al fatto che Magic è il primo volume di una trilogia, quindi, la spiegazione del contesto era più che necessaria. La mia è stata una lettura molto veloce, non solo perché ero indietro con il GDL, ma anche (e soprattutto) perché la Schwab ha costruito una trama che non può fare altro che appassionare il lettore.
Una cosa che ho apprezzato moltissimo è la scarsa presenza di romance, che nel fantasy è molto spesso un di più non necessario. In Magic si è sentito di più il peso dei legami familiari e di amicizia, più che di quelli d'amore e questo è stato perfettamente in linea con la trama.

Vogliamo poi parlare del finale?!
Meglio di no, se no vi spoilero tutto e non sarebbe una cosa carina da parte mia.
Vi dico solo che si tratta di un finale positivo, ma allo stesso tempo decisamente in sospeso: si capisce che Kell e Lila sono destinati ad altre avventure. Peccato che il secondo libro non sia già sul mio comodino...

In definitiva, voglio concludere consigliando questo libro a tutti gli appassionati di fantasy e urban fantasy che parlano di magia in un modo che si distacca da quello canonico.
E voglio il cappotto di Kell!

Il mio voto è:
✰✰✰✰✰ meno
5-/5





Alla prossima!

Silvia


martedì 5 dicembre 2017

#5 In my mail box | Evento Salani Editore |

Dopo tempo immemore, torna la rubrica degli spacchettamenti! Yeeee!

Dovrei essere più regolare, lo so, ma per quest'anno facciamo che vi mostro solo gli arrivi più interessanti.
E, per stare in tema...

È arrivato il corriere!

Prima di farvi vedere cosa c'era nel pacchettino che è arrivato poche ore fa, vorrei parlarvi di un evento organizzato da Salani Editore.
Venerdì scorso (1/12) mi è arrivata questa email di Salani, dove mi informavano dell'esistenza di un evento di promozione per Jum fatto di buio.


Dato che Jum fatto di buio era già nella mia wishlist e che, se non avessi ricevuto la mail, me lo sarei sicuramente comprato al mio prossimo giro in libreria (sapete che ne faccio uno al mese, ormai), ho pensato subito di cogliere la palla al balzo!
Ho inviato un'email all'indirizzo che mi veniva fornito e poca fa, dopo un'attesa di solo un giorno (UNO!), è arrivato il mitico pacchetto!
Mai vista una spedizione più veloce di questa. I signori di Salani mi stanno sempre più simpatici, sappiatelo. Avete tutta la mia stima! ♡

Ma bando alle ciance, immagino sia ormai chiaro cosa c'era nel mio pacco, ma io ve lo mostro lo stesso.


Ecco qui la copertina estesa di Olga di carta - Jum fatto di buio di Elisabetta Gnone.

La scorsa estate, nell'agosto 2016, in due giorni ho letteralmente divorato Olga di carta - il viaggio straordinario e l'ho adorato! 
In più, i più vecchietti (come me) di certo lo sapranno, Elisabetta Gnone è una delle autrici delle W.i.t.c.h. che io, da ragazzina, amavo alla follia. Ho raccolto tutti i volumi, dal primo all'ultimo per 10 lunghissimi anni e per poco non mi mettevo a piangere quando ho saputo che la pubblicazione si sarebbe interrotta.
Credetemi, non potete capire...
Ma passiamo oltre, che tutto questo non c'entra nulla.

Vi lascio alcune informazioni sul romanzo e la trama, così potete farvi un'idea (anche se io ve lo consiglio a priori).

Olga di carta - Jum fatto di buio

Autore: Elisabeta Gnone
Editore: Salani Editore
Pagine: 215
Prezzo: 14,90€
Formato: copertina rigida (hardback)
Copertina: Elisabetta Gnone
Papercut: Linda Toigo

Trama:
E inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve, si avvicina Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto improvviso lasciato dal bosco che è stato abbattuto, e quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno. Anche Valdo, il suo cane fidato, se lo ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più: un essere informe e molliccio. La sua voce è l'eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli, e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum si porta dietro tante storie che Olga racconta a chi ne ha bisogno, come dono, perché le storie consolano, alleviano, salvano dal dolore della vita e soprattutto fanno ridere.


Bene!
Ora non mi resta che leggere questo bellissimo libro (lo sto dicendo sulla fiducia, ma è una fiducia ben riposta), dedicargli una bella recensione e sperare che al comitato Salani piaccia.
In palio, come avrete letto dall'email, c'è uno stupendo papercut di Linda Toigo che ha realizzato tutti quelli che potrete vedere (fotocopiati) tra le pagine di Jum fatto di buio.


Incrociate le dita per me!

Alla prossima!


Silvia

lunedì 4 dicembre 2017

#74 Cosa penso di: Jeremy Jenkins e il fiore della montagna perduta | recensione|

Primissima lettura di questo ultimo mese dell'anno!
Approfitterò di questo mese per completare le challenge, quindi aspettatevi letture un po' più particolari.


Jeremy Jenkhins e il fiore della montagna perduta
di Angelica Rubino

Editore: Apollo Edizioni
Pagine: 172
Prezzo: 15,00€

Trama:

Britannia, 999 d.C.
La famiglia Jenkhins sta vivendo un momento difficile a causa della morte del capofamiglia e del figlio maggiore. 
Il giovane Jeremy, che ha appena compiuto quindi anni, ha una grande passione per la magia e il grande desiderio di diventare cavaliere alla corte di Re Deathproof.
Quando Sam, figlio del fabbro e cavaliere in congedo, nota le sue abilità, gli propone di seguirlo a palazzo.
Una volta alla corte del Re, Jeremy diverrà il giullare di corte e conoscerà Kamila, la vera erede al trono ma trattata come una serva. Il ragazzo scoprirà che a palazzo ci sono dei misteri e che il Re ha uno strano piano per salvare il suo popolo dalla fine del mondo, perché l'anno 1000 sta arrivando.
Quali sono i veri piani di Deathproof?
Perché Kamila non ricopre il ruolo che le spetta?



Anche questa volta niente trama scritta da me. Perché?
Perché quella che vedete nella scheda qui sopra l'ho scritta io, dato che non sono riuscita a trovare la trama di copertina.
Se voi ne disponete, fatemelo sapere, provvederò a modificare l'articolo.

Come vi avevo accennato il mese scorso, eccomi qui nuovamente a parlare di un libro di Angelica Rubino.
Prima di tutto, vorrei ripetere i miei ringraziamenti all'autrice per avermi inviato questo romanzo permettendomi di leggerlo e recensirlo.

Jeremy Jenkhins è un libro piuttosto breve (conta poco più di 170 pagine) ed indirizzabile ad un pubblico molto giovane. Non per questo, però, è da considerarsi un romanzo brutto o banale.
Anzi, vi confesso che a me non è dispiaciuto per niente!

Protagonista dell'intera vicenda è Jeremy Jenkhins, un ragazzino di quindici anni che vive nella Britannia medioevale, a pochi mesi dal tanto temuto anno 1000.
Jeremy ha un grande passione per la magia ed è un bravissimo prestigiatore, oltre che un ottimo cantante.
Mi è piaciuto molto questo personaggio, un po' diverso dal solito, perché non incarna gli stereotipi dell'eroe. Jeremy è alto e mingherlino, è coraggioso ma è pur sempre un ragazzino di quindici anni che per la prima volta lascia la sua casa e la sua famiglia, perciò avrà spesso delle reazioni esagerate o impulsive.
Ma è molto apprezzabile, il grande cambiamento che ha il personaggio nel corso della vicenda, e non posso rivelarvi molto altro, perché rischierei di spoilerarvi il finale.

Un altro personaggio che mi è piaciuto molto è Juliana, la nonna di Jeremy. Si tratta di una vecchietta arzilla e simpatica, che veglia sui suoi nipoti e che nasconde un grande segreto: Juliana è una fata dai grandi poteri magici.

Da un punto di vista generale, la caratterizzazione dei personaggi mi è sembrata ben fatta.
Nonostante la brevità del romanzo, ogni protagonista è reso al meglio, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma soprattutto, anche se in poche righe, viene sempre fornito un background che aiuta il lettore a comprenderli meglio.

Anche le descrizioni sono ben fatte e forniscono sempre un buon quadro delle ambientazioni dove si svolge la vicenda.
Ho apprezzato molto anche la componente fantastica della storia, perché da quel tocco magico in più e coinvolge ed affascina maggiormente il lettore.

Lo stile di Angelica, come già vi dicevo nelle precedenti recensioni, mi piace molto. Lo trovo semplice ma curato,in grado di adattarsi ad un pubblico giovane ma anche ad uno più adulto.
Ho trovato la trama di questo romanzo molto carina e perfetta per un libro indirizzato ad un target più giovane, perché contiene dei messaggi interessanti e importanti.
In questo libro infatti, non si parla solo di fate e cavalieri, ma anche del valore della famiglia e dei legami, dei turbamenti del primo amore, di invidia e gelosia, di perdono e redenzione, di lutto e, come in tutti i libri per ragazzi, di lotta tra il bene e il male.

Ho molto apprezzato lo svolgersi della trama, con i suoi colpi di scena e i momenti romantici, ma allo stesso tempo ho notato dei punti in cui tutti succede in maniera troppo veloce e sbrigativa.
Ed è un peccato, perché (come è stato per Pistola e Polvere da sparo) si vede che l'autrice avrebbe voluto raccontare di più e dedicare più righe di descrizione a certi fatti piuttosto che ad altri.
In più, ho notato anche alcuni errori sul posizionamento delle virgole e sulla grafia dei nomi. Nulla di grave, ma le virgole al posto sbagliato hanno un po' rallentato la lettura, costringendomi a rileggere la frase per evitare un'interpretazione errata.

In definitiva, si tratta di un romanzo che consiglio molto volentieri, soprattutto se vi piace leggere anche libri per ragazzi. Nonostante i piccoli errori, è stata una lettura molto carina che mi ha tenuto compagnia per un paio di sere e che, anche se breve, mi ha appassionato parecchio.

Il mio voto è:
✰✰✰ e mezzo
3,5/5



Alla prossima!

Silvia


venerdì 1 dicembre 2017

#15 Diario di bordo: il mio mese di NOVEMBRE

Ovvero di Lucca Comics, Loki, cose belle e foglie colorate!


Prima che si accumuli troppo ritardo...
Cominciamo!

Novembre è cominciato col botto!
Il sono stata a Lucca per il Lucca Comics and Games 2017 e anche quest'anno ho avuto la possibilità di fare la capocorriera per la fumetteria.
So che vi avevo accennato alla possibilità di un articolo dedicato alla fiera ma, avendo previsto la possibilità di un mese noiosetto, alla fine ho pensato di parlarvene qui!
E avevo ragione, perché a novembre non ho fatto quasi nulla di eccezionale...ma andiamo con ordine.

 Al di là della levataccia, che per me è sempre un trauma, è stata una giornata fantastica!
Mi sono persa un paio di ragazzini e per poco non mi veniva una crisi di nervi, ma preferisco non pensare a queste cose che è meglio!
Comunque poi li ho ritrovati eh! Non è che sono tornata a casa senza di loro, non sono così snaturata.
Sono contenta, non solo perché ho avuto modo di vedere delle cose che non avevo mai visto, ma anche perché ho fatto tutti gli acquisti che mi ero prefissata.
Non so cosa sia successo dopo le 16, perché in giro per le strade c'era un sacco di gente, mentre fino a quel momento era tutto tranquillo. Tenete presente che era il primo giorno di fiera e quindi io mi aspettavo davvero una scarsa affluenza...
Che in effetti c'è stata, ma solo per quanto riguarda i cosplay. Vabbè, tanto io avevo lasciato la reflex a casa!
L'unica cosa che mi è dispiaciuto non vedere è stato il castello di Hogwarts, anche se poi mi hanno riferito che non era un gran chè. In ogni caso non sono stata in grado di capire dove caspiterina era, quindi non è che avevo grandi alternative.

Comunque, per porre fine a questo mio racconto sconclusionato, vi dico che i primi giorni sono i migliori. Ovviamente ci sono meno cosplay, ma se ci andate per la fiera in sé, è la scelta migliore.

La settimana è proseguita in tranquillità.
Mi sono riposata, ho sistemato gli acquisti e anche un po' di articoli per il blog.

La seconda settimana di novembre, è stata segnata dallo stress per il lavoro. I codici a barre ormai mi escono anche dalle orecchie: pensavo di essere quasi alla fine, ma ne salta fuori sempre una di nuova e quindi sono di nuovo incasinata. *help me please*
Per fortuna l'8 sono andata a vedere Thor: Ragnarock con Cristina e mi sono persa via un paio d'ore.
E alla sera ho anche visto la finale di Pechino Express, giusto per completare il cerchio.
In questi giorni ho anche iniziato Stranger Things, perché credo di essere l'unica che ancora non l'aveva visto.
Oh! Ed è stato San Martino, quindi abbuffata di castagne! Che buone!

La terza settimana è stata forse quella più piena.
Lunedì e martedì ho tentato una reading challenge di 24 ore, e sono riuscita ad arrivare a pagina 200 de IL SIGILLO DI AETHEREA. Poi purtroppo la lettura ha subito una battuta d'arresto, perché sono stata presa da altri libri, però è un bel libro e non vedo l'ora di scoprire come procede la vicenda.
Sempre il martedì mia mamma ha portato a casa un bel pranzetto giappo e io mi sono innamorata definitivamente dei temaki con il gambero cotto! Buonissimi!
Il mercoledì mi sono fermata a pranzo al McDonald perché ne ho approfittato per fare sia la spesa che un po' di shopping, che non guasta mai.
Il giovedì, la mia cara mammetta, si è improvvisata fotografa e mi ha dato una mano per le foto che vedrete presto su instagram come nuovo feed. Brava mamma!
Per concludere in bellezza la settimana, sono stata in centro con mio papà a recuperare GEMINA e a curiosare da Tiger, perché sapete che se non ci entro soffro fisicamente (sul serio!).
Al pomeriggio sono stata al cinema con Sebastiano, Lisa, Leonardo e Jessica a vedere Justice League e poi siamo andati a mangiare insieme. La tagliata che mi hanno portato era una delle più buone che io abbia mai mangiato! Morbida e cotta alla perfezione!
Con Lisa e Jessica abbiamo chiacchierato tutta la sera come tre comari, perché ci divertiamo con poco, nel caso non lo aveste capito.

La quarta settimana è stata un po' meh.
I cervicali mi hanno stressato l'anima praticamente fino a venerdì. Ho cercato comunque di fare qualcosa, ma non sono riuscita ad andare in ufficio, perché lavorare con due computer quando si ha mal di testa è impossibile.
Il venerdì, dato che era il black friday, sono andata da Bata per prendermi un paio di scarpe: ne avevo un discreto bisogno, lo ammetto, perché io di solito non compro scarpe molto spesso.
Accorpo qui gli ultimi giorni, perché apparte un po' di pulizie non ho fatto niente altro.
Ovviamente escludendo i codici a barre che sono sempre al mio fianco e mi fanno stressare.

E qui si conclude il mio mese di novembre.
Come vedete, nulla di particolare, ovviamente tranne Lucca, quello è sempre il top.


Ed ora...
PREFERITI DEL MESE
*zan zan zaaaannn*

LIBRO: questo mese le letture non sono state proprio al top. Non bruttissime, ma nemmeno bellissime, quindi vi dico LA BRISCOLA IN CINQUE che è il libro che più mi ha divertito.

FILM: senza ombra di dubbio THOR: RAGNAROK e anche LOVING, VINCENT che finalmente sono riuscita a vedere.

SERIE TV: ovviamente STRANGER THINGS e STRANGER THINGS 2, perché sì, me le sono già guardate entrambe e adesso sono in attesa della terza stagione, che spero davvero esista!

CANCELLERIA: le mie nuovissime BRUSH PEN della Pentel, trovate in edicola vicino all'ufficio. Ne ho già quattro e a breve prenderò anche le altre. La mia preferita è la nera, ottima per il lettering.

TE' e TISANE: old but gold, la super buonissima LIMONE e ZENZERO della Pompadour. Ne berrei a litri.

ACCESSORIO: la mia vecchissima SCIARPA GIALLA che mi ha fato compagnia nel mio pseudo set fotografico molto bookish.

CANZONE: non ho una canzone, bensì un album intero. Si tratta di WE'VE ALL BEEN THERE di Alex Band, ex cantante dei The Calling. Le canzoni sono tutte talmente belle che non ne posso neanche scegliere una.

MAKE UP: ho deciso di cambiare primer e mi sono innamorata del PRIMER per pelli grasse della PuroBio. Ne basta pochissimo e fa anche un po' di effetto lisciante.

APP: ebbene sì, lo ammetto, anche io ho iniziato a giocare a ANIMAL CROSSING: POCKET CAMP. Non sono sicura di aver capito come funziona, ma mi piace!

YOUTUBE: questo mese poco Youtube, cari miei! Sono stata assorbita da altro, quindi non ho nulla da consigliarvi. Io stessa ho visto pochi video e in maniera del tutto casuale.

Anche questo mese il bla bla bla si conclude qui!
Ci vediamo a dicembre con un doppio articolo, perché vi aspetta anche un bel bilancio annuale.
E dopo questa...

Alla prossima!

Silvia



#73 Cosa penso di: A silent voice vol. 1 / 7 (serie completa) | recensione |

Concludo il mese con la terza recensione totalmente mangosa, dedicata ad una serie completa.


Manga

Categoria: Seinen
Autore: Yoshitoki oima
Disegni: Yoshitoki oima
Editore: Edizioni Stra Comics
Pagine: 192
Prezzo: 4,90€ l'uno (disponibile anche in cofanetto)

Trama:

Shoya Ishida frequenta le scuole elementari e non sopporta in alcun modo le ragazze. Adora invece mettersi alla prova con i compagni maschi, ingaggiando assurde prove di coraggio. Le cose cambiano quando nella sua classe arriva una nuova alunna, Shoko Nishimiya, una bambina non udente che usa un quaderno per comunicare con gli altri...
Shoko viene subito presa di mira dai bulletti della scuola, in special modo da Shoya. Il ragazzino, però, non può ancora sapere che gli effetti del suo comportamento innescheranno la miccia che sconvolgerà la sua prospettiva sulle cose, stravolgendo il suo futuro e quello della sua compagna...





La prima cosa che devo fare è ringraziare la mia amica Cristina che mi ha prestato questi volumetti! Grazie!
Senza di lei, lo ammetto, non avrei mai letto questa serie manga e sarebbe stato davvero un peccato.

A Silent Voice è la storia di Shoya e Shoko, un ragazzo e una ragazza che frequentano la stessa classe alle scuole elementari. Shoko, però, è sorda e comunica attraverso un quaderno, diventando presto la preda dei bulletti della scuola, tra cui c'è anche Shoya.
Dopo aver sopportato di tutto, la ragazzina si vede costretta a cambiare scuola e di lei non si saprà più nulla. Shoya diventerà il capro espiatorio e sarà accusato di essere l'unico carnefice di Shoko, fino a diventare lui stesso vittima di bullismo.
Cinque anni dopo, Shoya è diventato un bravo ragazzo, nonostante fatichi a legare con i suoi compagni, ed è deciso a ritrovare Shoko per chiederle scusa e farsi perdonare per quello che le ha fatto alle elementari.
Ed è proprio qui che la vera storia ha inizio.
Cercando di instaurare un rapporto di amicizia con Shoko, Shoya farà la conoscenza di alcuni compagni di classe e finalmente riuscirà ad avere degli amici.
Qualcosa però non va per il verso giusto...


Come vi accennavo nell'articolo precedente (qui), più o meno nello stesso periodo in cui il film era nelle sale cinematografiche, ho avuto modo di vederlo in streaming.
Dopo aver visto il film (nonostante i sottotitoli un po' meh) mi sono incuriosita nei confronti del manga e mi sono convinta ancora di più che fosse davvero il caso di leggerlo.
Mi ero creata anche delle aspettative piuttosto alte, visto che il film non è stato affatto male.

Trattandosi di una serie piuttosto corta (sono solo 7 volumetti), ho deciso di leggerli con calma nel corso del mese, in modo da avere pi tempo per pensarci su.
Infatti A Silent Voice è ricco di messaggi importanti e temi forti.
Si parla di bullismo, disabilità, suicidio, accettazione di sé e amicizia.
Ho trovato tutti questi argomenti trattati in maniera perfetta, senza cadere nella banalità e comprensibili anche ad un pubblico più giovane (nonostante il manga sia un seinen).
Gli avvenimenti positivi e quelli negativi sono legati in maniera ottima, così da fornire non solo continuità e scorrevolezza alla trama, ma anche rendendola più realistica, dando al lettore la possibilità di immedesimarsi di più.

Da un punto di vista generale, la trama mi ha molto colpito emi è davvero piaciuta.
Così come la caratterizzazione dei personaggi.
Ognuno di loro incarna un modello della società giovanile e il gruppo, con i suoi pregi e i suoi difetti, si amalgama perfettamente.
I protagonisti sono Shoko e Shoya, di cui sappiamo molti particolari del passato e soprattutto del presente, ma anche gli altri personaggi sono davvero ben resi.
Tra i miei preferiti ci sono Sahara, ex compagna di classe dei protagonisti, e Yuzuru, sorella minore di Shoko.

Mi è piaciuto come, in un modo o nell'altro, tutti i ragazzi del gruppo siano legati dall'aver subito episodi di bullismo e dalla capacità di risolvere i propri problemi e risollevarsi. Anche se con non poche difficoltà.

Per quanto riguarda lo stile grafico del maga, l'ho trovato davvero molto curato.
Come già vi ho detto in altri casi, questo è uno dei miei stili preferiti per quanto riguarda le tavole illustrate, perché i volti sono molto espressivi e tutto è riprodotto nei minimi dettagli. Nonostante la serie sia, ovviamente, in bianco e nero, anche gli sfondi sono davvero ben fatti e rendono davvero molto bene le ambientazioni.

L'unico punto in cui sono rimasta un po' perplessa è il finale.
Ho trovato un po' insensate alcune scelte dei protagonisti sul loro futuro. Diciamo che non le ho trovate molto ragionate e prive di fondamento: mi sono sembrate un po' campate per aria.
Ma può anche essere che mi sia sfuggito qualcosa...

In ogni caso è una serie che mi sento di consigliare a tutti, anche a chi solitamente non apprezza questo genere di storie, perché parla di temi che tutti dovremmo approfondire e cercare di capire.

Il mio voto è:
✰✰✰✰ e mezzo
4,5/5

Alla prossima!

Silvia

giovedì 30 novembre 2017

#72 Cosa penso di: Warcraft legend vol. 2 - A silent voice vol. 1/7 - Orange vol.2 | recensione |

E per concludere, ecco qui le mie letture non librose del mese di novembre!
Per questa volta niente graphic novel, ma un fumetto e ben otto manga. 

Warcraft Legend vol. 2

Fumetto 

Genere: Fantasy
Autore: Autori Vari
Editore: Mondadori
Pagine: 379
Prezzo: 15,00€ 

Tralasciando il fatto che, senza saperlo, ho acquistato il volume 2 senza avere il volume 1, questa è stata una lettura piuttosto carina.
Warcraft Legends è una raccolta di racconti a fumetti, ambientati nel mondo fantastico di World of Warcraft, il videogioco.
Gli autori della storia e dei disegni variano ad ogni racconto e ognuno di loro ha il proprio stile.
Quello che più è palese è lo stile grafico che, onestamente, non sempre mi ha entusiasmato: non si tratta di brutti disegni, anzi! Diciamo che alcuni stili mi sono piaciuti meno di altri.
Per quanto riguarda le trame, si sono rivelate tutte piuttosto carine e a tratti anche divertenti.
In generale non mi è dispiaciuta come raccolta ed era la prima volta che mi capitava di leggere una raccolta di storie a fumetti.
Non mi sento di dare un voto alto perché non essendo una grande conoscitrice del mondo di WoW, in certi punti mi sono trovata un po' in difficoltà nella comprensione dei luoghi.
In sintesi è stata una lettura carina, ottima per passare qualche ora di tranquillità e distrarsi dalla lettura di un libro un po' più impegnativo.

Il mio voto è:
✰✰ e mezzo
2,5/5

Orange vol. 2


Manga

Categoria: shojo, seinen
Autore: Ichigo Takano
Disegni: Ichigo Takano
Editore: Flashbook
Pagine: 192
Prezzo: 6,90€

In questo secondo volume non troviamo molto di diverso rispetto al primo.
Abbiamo come sempre un alternarsi di spezzoni del presente e del passato, in cui il gruppo di ragazzi, ora adulti ripercorre la loro vita alle superiori.
Come nel volume precedente, anche in questo caso la storia è molto tenera e a tratti divertente, ma allo stesso tempo malinconica e triste.
Questa serie mi sta piacendo molto e non vedo l'ora di poter acquistare anche i volumi mancanti per scoprire come procederà la vicenda.
Un piccolo particolare che ho dimenticato di dire nell'articolo in cui parlavo del primo volume, riguarda la veste grafica del manga: devo confessarvi che adoro il font scelto per i baloon e le didascalie! Non ha nulla di speciale, ma è chiaro e lineare e questo, senza dubbio, migliora la lettura.

Il mio voto è:
✰✰✰✰
4/5

A silent voice vol. 1 / 7

Manga

Categoria: seinen, shojo
Autore: Yoshitoki Oima
Disegni: Yoshitoki Oima
Editore: Starcomics
Pagine: 208
Prezzo: 4,90€

Questa mini serie manga mi ha molto colpito.
Ho avuto modo di vedere il film in streaming più o meno nel periodo in cui l'hanno dato al cinema e mi ero fatta un'idea della storia.
Le mie aspettative verso il manga sono state ampiamente soddisfatte!
Si tratta di una serie breve ma molto intensa, che cattura il lettore e lo appassiona. Ma cosa più importante, tratta argomenti di attualità molto forti e importantissimi!
Ne parlerò nel dettaglio nella recensione dedicata, ma la consiglio a tutti, anche a chi non è un amante del genere, perché non ne resterete delusi.

Il mio voto è:
✰✰✰✰
4/5
 (il voto è riferito ad ogni singolo volumetto)



E con questo articolo chiudiamo le letture di novembre, ci vediamo resto per la recensione dedicata a A silent voice.

Alla prossima!

Silvia

lunedì 27 novembre 2017

#71 Cosa penso di: Cecità | recensione |

Quinta lettura di novembre!


Cecità
di Josè Saramago

Editore: Feltrinelli
Pagine: 288
Prezzo: 9,50€ (ebook 5,99€)

Trama:

In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.


Comincio subito col dirvi che questo libro non appartiene esattamente ad un genere che leggo spesso. Anzi, si può dire che non abbia mai letto niente di simile.


Cecità, racconta la storia di quella che sembra, a tutti gli effetti, un'epidemia di cecità.
In un luogo e in un tempo non ben precisato, piano piano un'intera comunità si ritroverà completamente cieca.
Quella che li ha colpiti, però, non è una cecità di tenebra, come ci si aspetterebbe, ma completamente bianca e lattiginosa.
Il primo ad accorgersi di essere cieco è un uomo fermo al semaforo. Subito dopo la stessa sorte capiterà all'oculista che lo prende in cura, all'uomo che l'ha accompagnato a casa, alla moglie e ai pazienti del medico. Nel giro di poco tempo, oltre trecento persone si ritroveranno rinchiuse in un ex manicomio, nel vano tentativo di prevenire il contagio.
Qui dovranno imparare a convivere con la loro condizione, privati di qualsiasi aiuto e sostegno da parte del governo: i ciechi sono rimasti soli, ma non tutti sono davvero privi della vista.
La moglie del medico ci vede ancora.
Perché lei non è diventata cieca? Cosa ha provocato questa epidemia? I ciechi torneranno mai a vedere?

Ho deciso di leggere questo libro per la sfida di lettura di iRead la tana del lettore, perché uno dei punti prevedeva la lettura di un libro di un autore portoghese.
Ora, l'unico libro portoghese che conoscevo era Sostiene Pereira, di cui avevo letto alcuni stralci diverso tempo fa e che non mi aveva entusiasmato più di tanto. Così quando ho letto le recensioni e i pareri positivi su Cecità, mi sono convinta che potesse essere una valida alternativa.
La trama mi è sembrata subito molto interessante e, infatti,ve lo anticipo, è l'unica cosa che salvo completamente.
Ma andiamo con ordine.

Direi di cominciare proprio dalla cosa che più mi ha colpito, che come vi dicevo è la trama.
Quando ho letto di cosa avrebbe trattato il libro mi è sembrata subito un'idea geniale e decisamente diversa dal solito.
La storia mi ha incuriosito e mi sono chiesta immediatamente in che modo l'autore avrebbe approfondito l'intera vicenda. E, in effetti, devo dire che ci sono degli sviluppi davvero interessanti e inaspettati, come ad esempio la presenza di un'unica persona ancora in grado di vedere.
Questo, infatti, è l'espediente che più mi ha colpito perché è proprio attraverso la moglie del dottore che riceviamo la maggior parte dei dettagli su quello che accade.
La narrazione procede in terza persona e segue il punto di vista di un narratore onnisciente, che spesso divaga dal tema principale, fornendo non pochi spunti di riflessione sugli argomenti più vari (ovviamente, sempre legati a quello che è il filone principale).
Questo narratore, però, sfrutta il punto di vista di vari personaggi per raccontare i diversi fatti che avvengono durante la quarantena e anche dopo la liberazione.

Le descrizioni sono ben rese, fornendo al lettore diversi particolari rilevanti e importanti per la narrazione ma, a volte, l'autore sembra perdersi in dettagli che non servono a nulla e che finiscono solo per creare confusione.
Come crea confusione il fatto che nessun personaggio ci viene presentato con il suo nome. Abbiamo infatti: la moglie del dottore, il dottore, il primo cieco, la moglie del primo cieco, la ragazza dagli occhiali scuri e via così. L'autore giustifica il fatto dicendo che quando si è ciechi, il nome non ha importanza, ma nel lettore (o per lo meno in me) questo ha generato un grandissima confusione. Perché, è vero che ricordarsi un nome, quando i personaggi sono molti non è semplicissimo, ma neanche in questo modo si è molto facilitati.

In ogni caso, sulla caratterizzazione generale dei personaggi, non ho nulla di negativo da dire. Anzi ho trovato che, problematica del nome a parte, tutti i protagonisti siano resi molto bene e facilmente identificabile anche dai dettagli più piccoli, come ad esempio il modo di parlare.

A proposito di "parlato", ciò che più mi ha disturbato in questa lettura è l'uso della punteggiatura, in particolare nel discorso diretto.
Saramago, infatti, fa un largo uso delle virgole (,) ma sembra non apprezzare molto tutti gli altri segni di interpunzione, fatta eccezione per un punto (.) che compare ogni tanto, quando la frase si fa decisamente troppo lunga.
Le virgolette ( "..." ) che indicano il discorso diretto sono sostituite dalle virgole e l'inizio di un dialogo si intuisce solo dalla presenza della lettera maiuscola. A me questo ha generato non poche difficoltà non solo di lettura, ma anche di comprensione, perché, ad un certo punto non riuscivo più a capire quando c'era un discorso diretto e quando no, ma soprattutto chi stava parlando e che tono aveva la frase.
Ci sono altri due dettagli che mi hanno un po' destabilizzato: il fatto che Saramago vada molto raramente a capo e la presenza piuttosto frequente di un improvviso cambio di tempo narrativo.
Non che sia un problema di gravità eccessiva, ma devo ammettere che in certi punti mi ha spezzato la lettura e mi è sembrato che stonasse con tutto l'insieme.

Diciamo che, molto semplicemente, questo libro non mi ha convinto al cento per cento ma, allo stesso tempo, non mi sento di sconsigliarlo completamente.

Il mio voto è:
✰✰ e mezzo
2,5/5

Alla prossima!

Silvia

giovedì 23 novembre 2017

#70 Cosa penso di: La briscola in cinque | recensione |

Quarta lettura di novembre!


La briscola in cinque
di Marco Malvaldi

Editore: Sellerio editore
Pagine: 184
Prezzo: 

Trama:

La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell'immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l'immaginaria Pineta, "diventata località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l'architettura del paese: dove c'era il bar con le bocce hanno messo un discopub all'aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all'aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto". L'omicidio ha l'ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia. E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest'ultimo il vero svogliato investigatore. I pensionati fanno da apparato all'indagine, la discutono, la spogliano, la raffinano, passandola a un comico setaccio di irriverenze. Sicché, sotto all'intrigo giallo, spunta la vita di una provincia ricca, civile, dai modi spicci e dallo spirito iperbolico, che sopravvive testarda                                                                                                    alla devastazione del consumismo turistico modellato dalla televisione.

Comincio subito col dirvi che questo libro mi è stato gentilmente prestato da Madre, che possiede tutta la serie de I delitti del Bar Lume. Prima di leggerlo io conoscevo solo la serie TV con protagonista Filippo Timi, trasmessa su tv8 non molto tempo fa. Quindi conoscevo già la storia, ma leggerla è tutto un altro discorso.

La briscola in cinque è la storia di un omicidio.
Una mattina, un giovane di ritorno dalla discoteca, trova in un cassonetto il corpo di una ragazza. Privo di cellulare si dirige al Bar Lume, unico locale aperto a quell'ora e chiama la polizia con l'aiuto di Massimo, il barista.
Da quel momento, Massimo si troverà involontariamente coinvolto nelle indagini del commissario Fusco e del dottor Carli.
Ad aiutare Massimo, o forse a complicargli la vita, ci sono quattro arzilli vecchietti clienti fissi del bar: Ampelio, nonno di Massimo, Aldo, Gino Rimediotti e Pilade Del Tacca.


Come credo di aver già detto in altre occasioni, i libri gialli rientrano da sempre tra i miei generi preferiti. Adoro Sherlock Holmes e i suoi ragionamenti complessi, ma anche Maigret con quella sua aria un po' svagata.
Quando ho visto la serie TV tratta dai libri di Malvaldi, ho subito capito che faceva per me.
I delitti del Bar Lume, nello specifico La briscola in cinque, sono un ottimo compromesso per chi ama il genere giallo ma non vuole impegnarsi con un indagine troppo complessa.

Protagonista principale è Massimo, barista un po' burbero di Pineta, un comune fittizio della costa toscana. Massimo, suo malgrado si ritroverà coinvolta nelle vicende più disparate, con al fianco il quartetto di vecchietti più arzilli del paese.
Il personaggio di Massimo mi è piaciuto molto e l'ho trovato subito parecchio simpatico! E poi parla da solo a voce alta, e lo fa pure in mezzo alla strada attirandosi le occhiatacce dei passanti: un mito.
Sì, perché forse non ve l'ho mai detto, ma anche io parlo da sola quando sono a casa...
Vabbè excursus personale a parte, ho trovato Massimo un buon protagonista.
Quello che mi ha colpito del suo atteggiamento è il fatto che più non vuole saperne nulla dell'indagine e più ci si trova coinvolto. In più c'è da dire che ci sa fare molto più di quello che sembra e questo lo rende un ottimo investigatore inconsapevole (non so se avete mai visto il detective Colombo: un po' come lui).
Vorrei poi aprire una lunga parentesi sul quartetto "da geriatrico" più comico del mondo, ma credo potrei parlarne per tutta la recensione, fino allo sfinimento.
Vi dico subito che questi quattro nonnetti mi hanno fatta morire dal ridere, con le loro battute e le uscite in toscanaccio! Ho una particolare simpatia per Ampelio, nonno di Massimo, colui che ne ha una per tutti, e per Aldo gestore del ristorante Boccaccio, che io ho rinominato "il letterato".
Mi è un po' dispiaciuto vedere che in questo primo romanzo la loro sia una presenza importante ma secondaria, soprattutto perché ero abituata alla fiction dove ne combinavano di tutti i colori.
Comunque, sono certa che ne leggerò delle belle, perché ho intenzione di recuperare anche gli altri libri.

Per quanto riguarda le ambientazioni, devo dire che, nelle descrizioni di Malvaldi, si percepisce molto l'aria tipica di quei paesini toscani dove si conoscono tutti e che prendono vita soprattutto nella stagione estiva, perché meta di turismo e villeggiatura.
Pineta, come vi dicevo, non è un comune esistente, ma potrebbe esserlo benissimo, perché Malvaldi riesce a rappresentare con poche pennellate un quadro che non ha nulla da invidiare alla realtà di tutti i giorni. Ovviamente, escludendo omicidi e quant'altro 😉

Lo stile di Malvaldi mi è piaciuto molto.
Ho trovato La briscola in cinque una lettura molto scorrevole, appassionante e soprattutto divertente.
I dialoghi sono brillanti e simpatici, conditi dalla tipica parlata toscana che da quel tocco in più e che coinvolge il lettore.
Mi sono piaciute le parentesi che l'autore apre ogni tanto per spiegare un dato atteggiamento o alcuni comportamenti dei personaggi: spezzano ad arte la narrazione, consentendo al lettore sia di saperne di più che di interrompere il ragionamento per un attimo.

Ho notato alcune differenze rispetto alla serie TV, ma niente di sostanziale.
Mi rendo conto che i meccanismi siano diversi rispetto ad un libro, per questo vi consiglio prima di leggere i romanzi e poi di guardare la fiction.
In ogni caso La briscola in cinque mi è piaciuto molto e mi sento di consigliarlo a chi cerca una lettura leggera ma ben scritta e a chi apprezza il genere giallo condito con un po' di comicità.

Il mio voto è:
✰✰✰✰ +
4+/5



Alla prossima!


Silvia