venerdì 18 settembre 2026

PIU' COLORATA DEL GIORNO E' LA NOTTE di Vincent Van Gogh |recensione|

Buon pomeriggio mie piccole volpi!
Eccomi qui con un nuovo articolo.
Anche oggi, parliamo di libri!


Benvenuti nella recensione della mia seconda lettura di agosto! 
Chi mi conosce lo sa, Van Gogh è uno dei miei pittori preferiti, se non il preferito in assoluto, praticamente da sempre! È cominciato tutto con I GIRASOLI, che lo sapete, sono i miei fiori preferiti e, da lì non è più finita.
PIÙ COLORATA DEL GIORNO È LA NOTTE, quindi, è stato un regalo super gradito della mia Partner in Crime che, penso sia evidente, mi conosce molto bene!
Purtroppo ci ho messo un’eternità a decidermi a leggerlo…
Ma ora, eccomi qui, pronta a parlarvene! 
Quindi, direi che posso lasciarvi all’articolo!

PIU' COLORATA DEL GIORNO E' LA NOTTE

Più colorata del giorno è la notte
- lettere di malinconica letizia -
di Vincent Van Gogh

Editore: L'Orma
Pagine: 64
Prezzo: 8,00€ 
Pubblicazione: 12 novembre 2020
Link acquisto: cartaceo

Trama:
Genio dei cromatismi, visionario «operaio» della pittura, Vincent Van Gogh (1853-1890) gettò luce e colore anche nelle sue lettere, animate da una sfrontata speranza e da un’inarrestabile smania di vita. In questa raccolta – che ripercorre il decennio del suo fervore creativo – gioia e disperazione, letizia e malinconia si mescolano in un’inedita tinta per farci conoscere in presa diretta le furie e le estasi di un artista impareggiabile.
Questa, ve lo dico subito, sarà una recensione molto breve, primo perché PIÙ COLORATA DEL GIORNO È LA NOTTE conta meno di 100 pagine, secondo perché non è un vero e proprio romanzo, ma più  una sorta di opuscolo introduttivo al romanzo epistolare vero e proprio, ovvero LETTERE A THEO (che prima o poi leggerò - sappiatelo).

Come vi dicevo, PIÙ COLORATA DEL GIORNO È LA NOTTE è una piccola raccolta di alcune delle lettere inviate da Van Gogh, non solo al fratello Theo e alla sorella Willemien, ma anche all’amico Emile Bernard e al collega pittore Paul Gauguin.
Le lettere, prese in esame, che - se non ho capito male - potete trovare in versione completa in LETTERE A THEO, vengono divise in tre macro categorie: lettere di speranza, di aspirazione e di disperazione; mettendo in evidenza, non solo il periodo storico/artistico di Van Gogh, ma anche il suo stato psicologico ed emotivo, nel suo sviluppo fino al giorno della morte.

Non starò qui a farvi la filippica sulla vita artistica del buon Vincent, perché credetemi, potrei andare avanti in eterno e non voglio annoiarvi.
Mi limito a dirvi che, come ho notato essere pensiero comune, anche io sono sempre stata dell’idea che Van Gogh, in vita, sia sempre stato sottovalutato e - forse - un po’ bistrattato.
Insomma, ci siamo accorti del suo valore e del suo potenziale, quando ormai era troppo tardi, rendendoci conto, forse, di averlo sempre considerato “il pittore che si è tagliato un orecchio”, senza mai soffermarci sull’aspetto psicologico ed emotivo della vita di quest’uomo, che di certo non è stata semplice.

Ecco, vedete, mi sto facendo prendere la mano…
Torniamo a noi!


Van Gogh, oltre ad essere un artista degno di nota sotto molti aspetti, ha anche una buona capacità scrittoria, caratterizzata da una discreta nota sarcastica, che non mi aspettavo proprio, e che mi ha piacevolmente colpito.

Ma dalle sue lettere non traspare solo questa particolarità, traspaiono anche tutte le emozioni dell’artista, il sentirsi sopraffatto da tutto ciò che prova, la sensazione costante di inadeguatezza, il sentirsi poco apprezzato fino ad autosottovalutarsi, aspirando ad esporre nelle gallerie d’arte ma, allo stesso tempo, non considerandosi mai allo stesso livello dei colleghi, la voglia di creare cose nuove, di trasmettere il mondo che ha dentro attraverso le pennellate sulle sue tele, ma allo stesso tempo la difficoltà di dipanare la matassa di emozioni che lo colpiscono.

Insomma, saranno state solo 64 pagine, sarà solo una parte della sua produzione epistolare, ma io ci ho trovato dentro talmente tanto che quasi faccio fatica a parlarvene…

E poi viene nominato uno dei miei disegni preferiti (perché Vincent disegnava pure) ovvero SORROW!
Per favore, ditemi che non lo conoscevo solo io, perché appena l’ho visto nei libri di storia dell’arte (un riquadrino grande e poco più di un francobollo) me ne sono perdutamente innamorata: un tratto nero marcato che dice molto più di milioni di colori, credetemi.

Vabbè, basta, mi fermo!

Fatevi un favore, leggete PIÙ COLORATA DEL GIORNO È LA NOTTE, leggete Van Gogh e dategli l’importanza che si merita.



Il mio voto è:
4,5/5

A presto!

Silvia 

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