martedì 9 aprile 2019

Il garzone del boia di Simone Censi | recensione |

Buona sera mie piccole volpi!
Tornano le recensioni librose.
Oggi vi parlo della mia ultima lettura di marzo.


Voi ve lo ricordate, vero, che avevo accennato al fatto che, da aprile, avrei tentato di essere regolare con la pubblicazione senza fare "recuperoni" vari?
Ebbene, temo di non poter essere di parola...
Facciamo che mi prendo fino a Pasqua per riorganizzarmi l'esistenza.
Detto questo: oggi vi parlo della mia ultima lettura di marzo!


Il garzone del boia
di Simone Censi

Editore: Elison Publishing
Pagine: 177
Prezzo: 3,99€ (formato digitale)
Pubblicazione: 15 dicembre 2018
Link acquisto: ebook

Trama:
Ambientato nell’Italia dell’Ottocento, “Il garzone del boia” è la storia romanzata del più celebre esecutore di sentenze capitali dello Stato Pontificio, Giovanni Battista Bugatti detto Mastro Titta, raccontata dal suo aiutante, comprato per pochi soldi dalla famiglia di origine per farne il proprio garzone.
Una visione assai diversa, a volte in contrasto con quella del proprio Maestro che vede il mestiere del boia come una vocazione, mentre per il buon garzone è solamente una scelta obbligata dalla quale fuggire alla prima occasione.
Gli eventi si susseguono tra le esecuzioni di assassini e le storie vissute dai protagonisti o raccontate dal popolino sotto la forca.
Il Maestro cresce il proprio aiutante iniziandolo anche alla lettura e alla scrittura, così che il romanzo presenta una doppia stesura.
Una prima, in corsivo, fatta dall’aiutante alle prime armi, con un linguaggio spesso forte e colorito e una seconda riscrittura, quando oramai avanti con l’età su consiglio del suo analista, riprende in mano questa storia per fuggire dai fantasmi che ancora lo perseguitano.



Prima di tutto, ringrazio tanto Simone Censi, l'autore, per avermi inviato questo libro.
Lo ringrazio anche per la disponibilità e per la pazienza con cui ha atteso questa mia recensione.


Come forse già vi ho detto, non sono una grande amante dei romanzi storici: quei pochi che ho letto non mi hanno mai convinto fino infondo e ho sempre faticato a trovarli sufficientemente coinvolgenti.
Ovviamente, ci sono state le eccezioni e, questo romanzo è una di queste.
Appena ho letto la trama de Il garzone del boia, ne sono rimasta subito colpita e l'ho trovata fin dall'inizio molto interessante.
Quella che l'autore ci riporta è, infatti, la storia di un personaggio realmente esistito: Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, famoso boia dello Stato Pontificio tra il 1700 e il 1800.

La storia di Mastro Titta ci viene presentata attraverso gli occhi del suo garzone, che gli viene affidato ancora ragazzino e che lo accompagnerà per diversi anni, diventato non solo il suo aiutante, ma anche un figlio e un amico.
Ovviamente, il garzone non è altro che un espediente narrativo che l'autore sfrutta per analizzare la figura del boia, un personaggio inventato di cui non si fa mai parola nemmeno nei taccuini ufficiali di Mastro Titta.
Ed è proprio questo perfetto amalgamarsi tra realtà e finzione che mi ha catturato fin dalle prime pagine perché, nonostante non si abbia notizia dell'effettiva esistenza del garzone (si ipotizza, vista la grande quantità di esecuzioni di quel periodo, ma non ci sono fonti ufficiali), questo è perfettamente inserito nel contesto.
Mi è piaciuto come, pur essendo quasi sempre il garzone a parlare, raccontandoci quasi come un diario le varie esecuzioni, le storie dei condannati ed episodi di vita quotidiana, la figura di Mastro Titta sia così ben delineata e se ne possano percepire al meglio le sfumature.
Ho trovato ben fatta la caratterizzazione generale dei personaggi, anche in riferimento alle figure secondarie come, ad esempio, i condannati. A tal proposito, è interessante notare come, i nomi che si leggono nei vari racconti, siano effettivamente delle persone che sono state giustiziate da Mastro Titta.

*mi sono talmente appassionata che sono andata ad informarmi durante una delle mie scorribande nel web. Potete farlo anche voi dando una sbirciatina a wikipedia, magari mentre leggete il libro, potrebbe essere interessante*

La scrittura di Simone Censi è perfettamente adatta al contesto storico. L'autore ha fatto davvero un ottimo lavoro nel cercare di ricreare lo stile dell'epoca, utilizzando anche frasi in dialetto, a volte un po' sgrammaticate, e facendo in modo che il lettore sia in grado di comprendere, proprio grazie a questi espedienti, lo scorrere del tempo e la collocazione temporale degli avvenimenti.
Mi spiego meglio e colgo l'occasione per parlarvi anche della struttura del romanzo che è, anch'essa, molto interessante.
Il romanzo si potrebbe dire diviso in capitoli e sotto-capitoli. Abbiamo, infatti, per ogni capitolo, una serie di digressioni/appendici ad esso collegate e atte ad ampliare quella che potremmo definire la trama principale.
Queste appendici, infatti, raccontano al lettore quello che è l'antefatto delle varie esecuzioni.
Il tutto è reso come dei veri e propri appunti e sembra che sia davvero il garzone, una volta anziano, a raccontare tutto come una sorta di memoriale.
Altro dettaglio che mi ha colpito è il finale, che giustifica alla perfezione l'uscita di scena del garzone, collegando in maniera ottimale la finzione alla componente reale.

Insomma, se non si fosse capito, Il garzone del boia è stata una lettura davvero interessante, che è andata ben oltre le mie aspettative e che mi ha piacevolmente stupito.
Se cercate una lettura diversa dal solito, o se vi affascina saperne di più di personaggi realmente esistiti, questo è il libro che fa per voi!

Il mio voto è:
4,5/5


Alla prossima recensione!

Silvia


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