giovedì 10 settembre 2026

VITA IN VENDITA di Yukio Mishima |recensione|

Buongiorno mie piccole volpi!
Le ferie del blog sono finite.
Da oggi si torna a parlare di libri!


Benvenuti nella recensione della mia seconda lettura di luglio, che è diventata la prima di agosto! 
Ebbene si, eccomi qui, finalmente (dopo secoli) pronta a parlarvi anche di questa lettura che, nonostante la non eccessiva lunghezza, mi sono tirata dietro per oltre un mese! 
Questa volta però, il lavoro non c’entra, non del tutto perlomeno, perché VITA IN VENDITA è un libro decisamente particolare e - ve lo anticipo - non sono certa di averlo compreso al 100%…
Ma sono comunque pronta a parlarvene! 
Quindi, direi che posso lasciarvi all’articolo!

VITA IN VENDITA
Vita in vendita
di Yukio Mishima

Editore: Feltrinelli
Pagine: 256
Prezzo: 11,40€ (ebook 8,99€)
Pubblicazione: 31 marzo 2022
Link acquisto: cartaceo/ebook

Trama:
Una sera, all’improvviso, il giovane copywriter Hanio decide di togliersi la vita perché non ne vede più il senso. Quando il suo primo tentativo fallisce e viene salvato, pubblica su un giornale un’inserzione per mettersi in vendita. Hanio si aspetta che questo lo porterà a essere presto ucciso, invece ognuna delle persone che lo contatterà – uomini d’affari, vampire, gangster o vecchi amanti di giovani donne – lo trascinerà in una diversa avventura, sempre più rocambolesca. E più lui si affannerà per farsi uccidere, più si accumuleranno fallimenti. Mentre la tensione del racconto cresce, tra i suoi incontri apparentemente slegati affiora un disegno che li collega tutti. 

Bestseller postumo di Mishima, scritto appena due anni prima del seppuku e rimasto a lungo inedito in Italia, Vita in vendita è un romanzo d’azione ironico e brillante, inquietante nel suo nichilismo e profondo nello scandagliare le pulsioni di morte che attraversano i suoi personaggi. Il desiderio e l’impossibilità di morire raccontati attraverso una miscela esplosiva di generi: romanzo spionistico, erotico, d’avventura e pulp.

Come vi dicevo nell’Intro, VITA IN VENDITA è un libro un po’ strano e, velo confesso, quando ho letto la trama all’epoca dell’acquisto, non me lo immaginavo così…
Particolare sì, ma di certo non a questi livelli.
Ma andiamo con ordine.

VITA IN VENDITA racconta la storia di Hanio, un giovane qualunque che lavora come copywriter, che una sera decide di tentare il suicidio, non riuscendo più a trovare alcun senso nella vita che sta conducendo. Il primo tentativo fallisce, quindi Hanio prende la decisione, un pochino sui generis, di mettere la propria vita in vendita tramite un annuncio sul giornale.
Lo scopo è, prima o poi, riuscire a farsi uccidere, peccato che, vendita dopo vendita, Hanio non riesca proprio a morire anzi, si troverà coinvolto in avventure sempre più rocambolesche e al limite dell’assurdo che, solo in apparenza, sembrano totalmente slegate, ma che in realtà si scopre essere parte di un unico disegno più grande (e altrettanto assurdo - ci aggiungo io).

La trama, nonostante dal retro di copertina oltre che dai primi capitoli, appaia relativamente semplice, in realtà tende a farsi sempre più intricata mano a mano che si procede con la lettura.
VITA IN VENDITA si presenta come un romanzo ironico e divertente, ma in realtà si fa via via più cupo e drammatico di capitolo in capitolo.
E questo dramma è dato, non tanto dalle storie dei vari personaggi che si apprestano a comprare la vita di Hanio, quanto piuttosto al mix di generi che caratterizza il romanzo.
In VITA IN VENDITA, infatti, troviamo accenni al romanzo spionistico, al pulp, al romanzo d’azione, al romanzo erotico, oltre che una discreta denuncia sociale e analisi della psicologia di queste vicende così concitate e rocambolesche.

Vi dirò che questo mix di generi molto ben gestito, mi ha colpito fin da subito, ed è stato proprio il dettaglio principale che mi ha convinta a fare l’acquisto!
Qual è il problema, allora, mi direte voi?

Ebbene, a mio parere, sia chiaro, per quanto la commistione di generi sia ben gestita, in VITA IN VENDITA succedono davvero un sacco di cose, una dietro l’altra, in buona parte - oltretutto - totalmente casuali e, in apparenza, nettamente scollegate tra loro.
I messaggi che il romanzo vuole lanciare, soprattutto sul finale, dove i nodi - più o meno - vengono al pettine, sono molto chiari, ma il percorso per arrivarci risulta un pochino tortuoso, mettiamola così!

Non entro nel dettaglio delle vicende in cui viene coinvolto Hanio, proprio per non rovinarvi i vari colpi di scena che si susseguono in questo romanzo: io non l’ho capito molto, ma voi magari siete più nel mood di me.

Protagonista principale, come vi dicevo, è Hanio, che, per come l’ho percepito io, non potrebbe essere più normale di così. Quella del giovane è una vita qualunque, senza scossoni, senza divagazioni e forse è proprio per questo che, ad un certo punto, lo porta a non vederci più un senso e volerle porre fine.
Hanio rappresenta un po’ il cliché del salaryman giapponese che vive una vita monotona e ripetitiva.

Gli stessi personaggi in cui si imbatte il nostro protagonista, potrebbero configurarsi come degli stereotipi, volutamente creati e caratterizzati in un certo modo.
L’uomo d’affari che lo crede uno dei servizi segreti, la vampira che lo tratta un po’ come un animaletto da compagnia, i gangster che lo tampinano persino in ospedale e tutti gli altri, mano a mano che se ne legge e che si entra nelle vicende, si percepiscono sempre più come una sorta di archetipo, mettendo in luce qualità e tratti precisi.

Il personaggio, per forza di cose, più analizzato, parzialmente anche dal punto di vista psicologico, è Hanio che, vi dirò, tralasciando certi momenti in cui avrei voluto prenderlo a testa, è una figura davvero ben strutturata nella sua assurdità.
Anche da un punto di vista generale, la caratterizzazione non mi è dispiaciuta: tutte le figure che il lettore incontra insieme ad Hanio, sono ben rese nelle loro stranezze e, forse, è proprio questo a renderle particolarmente umane e realistiche, nonostante tutto.

Anche i legami che vengono presentati sono, a loro volta, particolari e al limite dell’assurdo, per buona parte del tempo, ma risultano anche piuttosto realistici. Di certo non si può dire che si sviluppino in maniera naturale, ma hanno dei tratti di grande realtà e umanità.

Veniamo ora allo stile.
Nonostante io abbia in libreria Kobo altre opere dell’autore, è la prima volta che mi approccio a Yukio Mishima e vi dirò che il suo stile non mi è dispiaciuto.
La sua è una scrittura molto personale e particolare, in grado di amalgamare al meglio diversi generi letterari, mantenendone evidenti le caratteristiche principali.
Pur trattandosi di un’opera degli anni ‘60/‘70, non risulta mai una scrittura pesante, anzi, lo stile frizzante e coinvolgente, è in grado di catturare il lettore che, nonostante la confusione costante, si sente comunque parte delle vicende.
Le descrizioni sono ben strutturate, mai ingombranti e si amalgamano bene alle altre sequenze narrative, fornendo il lettore dettagli importanti. Lo stesso vale per i dialoghi, che sono ironici e pungenti, con quel detto non detto tipico della società giapponese che, però, non influisce sulla percezione delle emozioni.

Il ritmo narrativo che ne deriva, risulta abbastanza concitato e ricco di azione, coinvolgendo il lettore dall’inizio alla fine, nonostante, come vi dicevo, ci sia un costante alone di confusione che pervade l’intero romanzo.
Questa è una delle ultime opere scritte prima che Yukio Mishima facesse seppuku, quindi il suo stile è già ampiamente definito, ma mi piacerebbe leggere qualcosa di relativo alla gioventù per capirne lo sviluppo.

Ed eccoci qui a trarre le conclusioni finali.
Mi rendo conto che, in base a quanto letto finora, il giudizio che darò potrà sembrarvi un po’ bassino, ma credetemi, nonostante io apprezzi il non sense e nonostante il messaggio di base mi sia stato molto chiaro, ho avuto non poche difficoltà a seguire il filo delle vicende.
Più di qualche volta mi sono trovata a dover rileggere dei brani e delle frasi, perché mi sfuggiva il collegamento tra i fatti narrati

VITA IN VENDITA sicuramente è una lettura particolare e fuori dalla mia zona di comfort, sicuramente leggerò altro di Mishima, ma penso dovrò lasciar passare un po’ di tempo prima di approcciarmi nuovamente alle sue opere.
Personalmente vi consiglio VITA IN VENDITA, soprattutto se conoscete già lo stile dell’autore e se cercato una storia particolare, ai limiti dell’assurdo seppure con grandi elementi di realtà.
Io credo semplicemente di aver sbagliato il momento…


Il mio voto è:

2,5/5

A presto!

Silvia 

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