mercoledì 26 aprile 2017

#20 Cosa penso di: L'ultimo giorno di un condannato a morte | recensione |

Lettura numero tre di aprile, nonchè libro scelto la sfida di lettura di Le parole segrete.
Il tema era: un classico scritto da un uomo.






L'ultimo giorno di un condannato a morte
di Victor Hugo.

Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 127
Prezzo: 1,90€ 

Trama:
Un uomo sta per essere privato del suo unico bene, della sua stessa vita.
Nella sua mente incredula e atterrita si consuma lenta e inesorabile l'attesa, scandita dal ritmo ossessivo, martellante degli ultimi pensieri.
L'angoscia cresce, di minuti in minuto, e la conoscenza della colpa si infrange di fronte all'oscenità abominevole della folla che pretende, urlante, il suo spettacolo capitale.
E' con questa sorta di lucidissima e appassionata perorazione letterario a favore dell'abolizione della pena di morte, pubblicata nell'ultimo anno della monarchia dei Borbone, che Victor Hugo, all'età di ventisette anni, prese posizione in difesa dei diritti inalienabili dell'uomo e innanzitutto di quello alla vita.

Come già sapete, perché credo proprio di avervelo già detto, i classici non sono esattamente uno dei miei generi preferiti. Ammetto che è davvero difficile per me trovarne uno che mi piaccia particolarmente, senza contare che nei confronti del signor Hugo parto un pochino prevenuta.
Anni fa, presa da una fissa per i classici, ho cominciato "Notre Dame de Paris" e ammetto di non essere nemmeno riuscita a superare il terzo capitolo.
Lo so, lo so, non giudicatemi...sono certa che prima o poi riuscirò a finirlo, devo solo trovare il momento giusto.

Ma bando alle ciance!
L'ultimo giorno di un condannato a morte, lo dice già il titolo, racconta gli ultimi giorni di vita di un condannato a morte.
Non aggiungo molto sulla trama perchè il libro è molto breve e non voglio rischiare di rovinarvi la lettura.
L'intera vicenda si svolge nella Francia ottocentesca e comprende un arco di tempo di circa sei settimane. Tutto ciò che accade ci viene raccontato direttamente dal condannato, in prima persona, quasi come un diario dove l'uomo raccoglie i suoi ultimi pensieri e ricordi.
Tra le pagine di questo breve romanzo, possiamo trovare uno spaccato molto interessante sulle carceri francesi del 1800, più precisamente qui si parla del carcere di Bicêtre.
Ma quello che ci troviamo a leggere, non è solo un lascito del condannato o una raccolta di informazioni sulle carceri francesi, è principalmente un espediente dell'autore per muovere una forte critica alla pena di morte e alla monarchia.

Non è facile parlarvi della caratterizzazione dei personaggi, dato che l'unico protagonista è il condannato e che tutto ci viene mostrato tramite lui.
Vi posso dire, però, che le emozioni dell'uomo sono descritte in maniera intensa e quasi straziante.
L'oppressione della cella, il terrore per il proprio destino e per quello dei sui cari, l'attenzione per gli atteggiamenti delle guardie verso i compagni di prigionia e tanto altro... Ogni cosa è resa così bene che il lettore non può non sentirsi coinvolto.
Anche se il libro è molto corto, lo spazio dedicato alle descrizioni non manca, quindi non è difficile farsi un'idea piuttosto chiara e dettagliata dell'ambiente in cui si svolge l'intera storia.

Un particolare molto interessante è la prefazione, o meglio la seconda prefazione.
Infatti, dopo la prefazione canonica,i n cui l'autore ci parla del libro e ci spiega le motivazioni che l'hanno spinto a scriverlo, troviamo una seconda prefazione scritta sotto forma di dialogo, quasi come fosse un copione teatrale.
Si trattano di poche pagine in cui alcuni personaggi si trovano a discutere de L'ultimo giorno di un condannato a morte a breve distanza dalla sua prima uscita. Il libro viene definito come un insulto, non solo alla monarchia ma anche alla letteratura. Insomma, viene brutalmente criticato sotto ogni punto di vista.
Questo breve paragrafo è stato davvero molto interessante, perchè denota come l'autore stesso fosse consapevole dello scandalo che la sua opera avrebbe provocato.

In conclusione, nonostante sia stato un romanzo molto interessante e, a tratti, anche coinvolgente, ho trovato non poche difficoltà nella lettura che si è rivelata lentissima e faticosa. Il che è quasi assurdo se si pensa al numero esiguo delle pagine di questo libro.
Purtroppo l'interesse per l'argomento non ha superato quel grande scoglio che è lo stile di scrittura di Hugo, con il quale, a quanto sembra, non riesco a trovare un punto d'incontro.
Ho trovato lo stile davvero pesante, lento e un po' noioso.
Mi dispiace dirlo, perchè avevo aspettative abbastanza alte per questo romanzo e ne sono rimasta un po' delusa.

Diciamo che, se questo genere letterario vi piace, se avete amato Notre Dame de Paris, se i classici francesi sono i vostri preferiti...beh...questo è il libro che fa per voi.
Non dico che per tutti gli altri sia un romanzo sconsigliato, anzi, io sono per il provare tutto finché non si trova quello che fa per noi, quindi: buttatevi.
Sono sicura che a molti di voi potrebbe piacere molto più che a me.

Al di là delle critiche e del mio rapporto con Hugo, vi dirò che questo classico non è uno dei peggiori che ho letto.


Il mio voto è:
✰✰✰✰ meno
4-/5


Alla prossima!

Silvia


lunedì 24 aprile 2017

#19 Cosa penso di: Your Name | recensione |

Seconda lettura di aprile!
Ho visto il film, potevo perdermi il libro? Ovvio che no!
E mi comprerò pure il manga 😆


Your name
di Makoto Shinkai.

Editore: Edizioni BD (j-pop)
Pagine: 184
Prezzo: 14,00€

Trama:
Mitsuha, una liceale che vive In una città di montagna, si ritrova, in sogno, nei panni di un ragazzo. 
Una stanza mai vista prima, amici che non conosce e Tokyo che si estende davanti a lei. 
Nel frattempo, Taki, un liceale che abita proprio a Tokyo, vive la stessa esperienza, ritrovandosi, in sogno, nel corpo di una ragazza, in una città sperduta fra le montagne. 
Presto si accorgeranno dello "scambio" onirico, ma... 
L'incontro di due realtà così diverse mette in moto gli ingranaggi del destino.



Makoto Shinkai scrive Your name quasi in contemporanea alla lavorazione dell'omonimo film.
Non è quindi giusto dire che dal film hanno tratto il libro o viceversa, si può dire invece che le due cose siano andate di pari passo, come dice lo stesso autore.

Your name, se non avete visto il film, è la storia di Mitsuha e Taki, due ragazzi che vengono da due realtà completamente diverse.
Lei vive con la sorella minore e la nonna a Itomori, una piccolo paesino rurale e, come da tradizione, fa la miko nel tempio di famiglia. Lui vive con il padre in un piccolo appartamento di Tokyo e lavora part-time in un ristorante.
La particolarità di questa vicenda è che i due, all'improvviso e senza una precisa cadenza, si scambiano di corpo durante la notte.
Così Taki diventa Mitsuha e Mitsuha diventa Taki.
Un giorno, però, gli scambi si interrompono improvvisamente e Taki si mette alla disperata ricerca della ragazza, venendo a conoscenza di un fatto decisamente assurdo (e catastrofico) che riguarda non solo Mitsuha ma l'intera Itomori.

Che cosa?
Beh, per saperlo dovete leggere il libro! 😉

A livello di trama, non ho assolutamente nulla da dire: vi ho già parlato qui di quanto mi sia piaciuto il film e dato che la trama è la stessa non penso sia il caso di dilungarsi aggiungendo altro.
Trattandosi di un libro, ovviamente, ci sono alcune diversità.
La principale è che, se nel film abbiamo una visione più a 360°, nel libro tutto ci viene raccontato e descritto attraverso gli occhi di Taki e Mitsuha. La narrazione, infatti, procede in prima persona e i due punti di vista si alternano in maniera casuale.
Questo, forse, è l'unico "difetto" del libro, anche se, una volta presa confidenza diventa più un tratto distintivo.
Mi spiego meglio!
Your name è diviso in otto capitoli ma, contrariamente a come accade in quasi tutti i libri con più POV, non ci troviamo davanti ad una suddivisione netta. Non abbiamo, infatti, il capitolo in cui parla solo Taki o quello in cui è solo Mitsuha a raccontarci cosa succede.
I due punti di vista si alternano e si mescolano all'interno del capitolo, creando a volte un pochina di confusione.
Non che la lettura sia impossibile, diciamo che bisogna un po' prenderci la mano. Se poi, avete già visto il film come nel mio caso, siete a cavallo.

Trovo che Shinkai abbia fatto davvero un ottimo lavoro anche per quanto riguarda il romanzo.
I personaggi sono ben caratterizzati, anche se li vediamo con gli occhi di Mitsuha e Taki, e mi riferisco non solo ai due ragazzi protagonisti, ma anche ai personaggi secondari come la senpai Okudera, gli amici di Taki e Mitsuha e tanti altri.

Mi sono piaciute molto anche le descrizioni dei luoghi e delle sensazioni. Sicuramente non sono paragonabili agli effetti visivi del film, ma sono ben fatte e curate allo stesso modo.

La lettura scorre veloce e coinvolge il lettore dalla prima all'ultima pagina, emozionandolo quasi al pari del film.
La narrazione in prima persona, che solitamente non mi entusiasma, in questo caso crea un legame particolare non solo tra i due personaggi ma anche con chi sta leggendo. Io mi sono sentita molto coinvolta nella vicenda, cosa che, forse, non sarebbe successa se fosse stata scelta una terza persona.

Un'altra cosa che mi è piaciuta molto di questo romanzo è la presenza di parole e frasi in corsivo o in grassetto e di versi e onomatopee.
La presenza di corsivo e grassetto da sicuramente quel tocco estetico in più, permettendo al lettore di focalizzarsi si determinate parole o frasi, ma soprattutto di comprendere al meglio le interazioni tra i personaggi.
Per quanto riguarda le onomatopee e i versetti che si trovano sparsi nei dialoghi (ma non solo), trovo che rendano tutto più buffo e divertente. A me hanno fatto sorridere e mi hanno ricordato quelle parole che nei manga stanno fuori dai baloon di dialogo (ad esempio il ratle-ratle, il frr-frr, ma anche il gulp e altri).
Penso che sia tipico non solo dell'autore, ma della cultura giapponese in generale.

Insomma, al di là di un po' di confusione iniziale per destreggiarsi tra i punti di vista alternati, questo libro mi è piaciuto moltissimo!
Ho apprezzato anche la postfazione dell'autore, dove ci viene spiegato come e perché è nato questo romanzo e il commento del ... che, in un certo senso, ci fornisce una sua piccola recensione.


L'unico consiglio che mi sento di darvi e di non fermarvi al libro, guardate anche il film, perché se lo definiscono il "capolavoro di Makoto Shinkai" c'è un motivo!
Personalmente trovo sia più logico, in questo caso, prima vedere il film e poi leggere il libro, perché tutto vi risulterà più facile e più riconoscibile. Ma soprattutto perché non vi rovinerete la visione di un film d'animazione che merita molto!

Insomma, sicuramente consiglio questo libro a chi apprezza lo stile giapponese (mi riferisco anche ai manga), a chi già conosceva Shinkai e a chi ha visto o vuole vedere il film.



Il mio voto è.
✰✰✰✰✰
5/5




Alla prossima!

Silvia

sabato 22 aprile 2017

Sono andata al cinema #7 | Ghost in the shell |

Sempre siano lodati il cinema a 2€ e le amiche che hanno i tuoi stessi gusti cinematografici e si "sacrificano" per la causa.
Due film in due giorni, ho battuto un record!

Trama:
Il Maggiore è un essere unico nella sua specie, il prototipo di quello che molti potrebbero diventare in futuro, e un'arma potentissima. 
Recuperato da un terribile incidente, il corpo biologico del Maggiore è stato sostituto con uno interamente artificiale, ma il ghost, cioè l'anima, è rimasta la sua. 
Da qualche parte, la parte più importante, il Maggiore è ancora umana, anche se la sua natura le pone dei dubbi che la tormentano. 
Li sfrutta Kuze, un misterioso terrorista, che la Section 9, capitanata dal Maggiore e gestita dalla Hanka Robotics ha l'ordine di trovare ed eliminare.









Ghost in the Shell è un film del 2017 diretto da Rupert Sanders.
È l'adattamento cinematografico dell'omonimo manga del 1989 di Masamune Shirow. 
Fanno parte del cast Scarlett Johansson, Pilou Asbæk, Takeshi Kitano, Juliette Binoche e Michael Pitt.
Il film è stato distribuito in Italia dal 30 marzo ed era possibile vederlo anche in 3D.


Ghost in the Shell è la storia del Maggiore Mira Killan che è quello che, molto banalmente, potremmo definire un cyborg.
In realtà Mira è molto di più, il suo Ghost (ovvero la sua anima, nello specifico il suo cervello) è stato impiantato in un corpo completamente non umano, ovvero lo Shell.
Il Maggiore viene impiegato come "arma speciale" dalla Sezione 9, nella lotta contro il terrorismo. Più precisamente, il suo scopo e quello della sua squadra, è quello di catturare Kuze, un terrorista che minaccia la città e cerca di sabotare i piani della Hanka Robotics, società a cui la Sezione 9 si appoggia.
Come sempre in questi casi, però, le cose non sono esattamente quello che sembrano e, Mira si ritroverà a fare un tuffo nel passato e con esso sarà costretta a fare i conti, mettendo in discussione quello che è il suo presente.

Prima di cominciare la recensione vera a propria, premetto che non sapevo assolutamente nulla di questo film e nemmeno dell'anime/manga da cui è tratto.
Avevo sentito nominare ancora Ghost in the Shell, e un paio di anni fa (se non erro) era stato riproposto il film di animazione sotto forma di proiezione speciale. Avevo sentito svariati commenti a riguardo, tra cui quello che avesse una base horror, che mi avevano spinto a non andarlo a vedere.
In realtà non è un horror nemmeno lontanamente, anzi si tratta di un film decisamente interessante e mi pento di non essermi approcciata prima ad esso.

La trama, anche se in apparenza non sembra, è davvero molto intricata e affronta temi per nulla scontati e anche di una certa importanza. Si parla di vita e morte, di passato e presente e anche di realtà e finzione...ma soprattutto, a mio parere, si parla anche di accettazione di sé stessi, di ricerca direi, dell'importanza della conoscenza del proprio passato e dei legami con esso.
Non so se mi sono spiegata molto, spero che il mio pensiero sia chiaro soprattutto a chi ha visto il film.
Mira, infatti, si ritrova costretta da cause di forza maggiore a fare i conti con il suo passato e con le bugie che la Sezione 9 le ha raccontato pur di continuare ad averla dalla loro parte. Allo stesso tempo, questo le permette di scoprire di più della sua vita prima di essere il maggiore e quindi di dover ritornare in contatto con la sua parte umana.

Basandomi esclusivamente su quello che ho appreso dal film, trovo che i personaggi siano stati caratterizzati molto bene.
Ognuno dei protagonisti, non solo Mira, ha una struttura solida e caratteristiche specifiche che permettono allo spettatore di identificarli facilmente. 
Mi è piaciuta moltissimo l'interpretazione di Scarlett Johanson, l'ho trovata molto calata nella parte e in sintonia con il personaggio. Devo ammettere, però, che io sono un po' di parte perchè la Johanson è una delle mie attrici preferite nel panorama straniero.
Ho apprezzato anche l'interpretazione di Michael Pitt e Pilou Asbæk, così come i rispettivi personaggi, ovvero Kuze e Batou. Secondo me due personaggi molto interessanti su cui mi piacerebbe venire a sapere qualcosa di più.

Una cosa molto importante e per cui, secondo me, è necessario spendere qualche parola, sono gli effetti speciali!
Senza dubbio c'è stato un lavoro non da poco per quanto riguarda gli effetti di questo film: solo le proiezioni olografiche delle pubblicità tra le via della città sono spettacolari.
Per non parlare delle ambientazioni davvero molto ben curate e strutturate, rese nei minimi dettagli e con enorme cure. Anche il trucco dei personaggi mi ha molto colpito.

Spulciando il web, ho notato diverse critiche riguardo Ghost in the Shell e mi ha stupito principalmente il fatto che sia stato ritenuta una pellicola mediocre.
Mi rendo conto che io parlo da profana e da ignorante, perché non ho la minima idea di come siano l'anime e il manga, ma trovo esagerato l'atteggiamento della critica. Penso che il paragone sia inutile, che si debba guardare il film in sé e per sé e non come trasposizione di qualcos'altro, perché c'è anche chi anime e manga non li conosce e potrebbe essere spinto ad avvicinarsi proprio grazie al film.

Personalmente, lo consiglio a chi ama questo genere cyber/fantasy, a chi vuole passare un paio d'ore in compagnia di un film niente male, che fornisce anche spunti di riflessione e anche a chi conosce già Ghost in the Shell, perché non bisogna mai precludersi nulla.


Detto questo, vi confesso che, per quanto mi sia piaciuto parecchio, non lo posso mettere al livello di altri film che mi hanno preso in maniera diversa e sotto diversi punti di vista.
Non vi so spiegare il motivo, forse è solo una questione di impatto a pelle.

Il mio voto è:
✰✰✰✰
4/5

Alla prossima!

Silvia

venerdì 21 aprile 2017

Sono andata al cinema #6 | Oltre le nuvole. |

Ma secondo voi, dopo Your Name, potevo perdermi un altro film di Makoto Shinkai?
Ovviamente no!



Trama:
Cosa si staglia oltre le nuvole?
Si tratta di un’enorme torre bianca: fonte di mille dibattiti e ispirazione per innumerevoli fantasie. La torre ha segnato un punto di svolta nel paese e simboleggia un Giappone alternativo che, dopo la seconda guerra mondiale, è diviso in due parti: una occupata dall’Unione e l’altra sotto il controllo di un’alleanza tra Giappone e Stati Uniti.

La storia, poetica e fantastica come da tradizione di Shinkai, è ambientata negli anni ’90, quando il paese si riunisce e soltanto Hokkaido rimane occupata dall’Unione, che costruisce una torre smisurata: si tratta di un’arma in grado di trasformare il mondo in un universo completamente differente. Intanto due amici, Hiroki e Takuya, lavorano da tempo ad un aereo; il loro sogno è quello di avvicinarsi alla Torre per vedere finalmente cosa si nasconde oltre di essa. A poco a poco una ragazza di nome Sayuri si unisce a loro ed insieme diventano un trio inseparabile. I due adolescenti promettono di portare la ragazza con loro per scoprire cosa ci sia al di là della Torre, ma un giorno Sayuri scompare senza lasciare traccia. La promessa appare dunque infranta: Hiroki e Takuya abbandonano il loro sogno e le loro strade si dividono. Il destino però li riunirà anni più tardi, ma ora sono adulti e le cose sono cambiate. La promessa che li legava un tempo può essere considerata ancora valida?








Oltre le nuvole, il luogo promessoci (雲のむこう、約束の場所 Kumo no mukō, yakusoku no basho) è un film di animazione giapponese del 2004, scritto e diretto da Makoto Shinkai (lo stesso di Your Name e 5cm al secondo).
Il film dura all'incirca un'ora e mezza e, grazie ad una collaborazione tra Dynit e Nexo Digital, l'11 e il 12 aprile è stato proiettato al cinema come proiezione speciale per "La stagione degli anime".

Avendo apprezzato moltissimo Your Name (la mia recensione qui), ero molto curiosa di vedere anche questo film di Makoto Shinkai. Anche questa volta non sapevo assolutamente nulla della trama (qui sopra, vi riporto quella di Nexo Digital) e, lo devo ammettere, andare al cinema "a scatola chiusa" non è una brutta idea, soprattutto con un film che dura così poco.

Oltre le nuvole, il luogo promessoci racconta la storia di Hiroki e Takuya, due ragazzi all'ultimo anno delle scuole medie che, nei ritagli di tempo (e grazie ai piccoli stipendi del lavoro estivo) stanno costruendo un aereo.
Il loro sogno è quello di raggiungere la grande torre che si erge sull'isola di Hokkaido.
A loro si aggiunge Sayuri, una giovane compagna di scuola, a cui i due ragazzi permettono di vedere il loro aereo, promettendole di portarla con loro.
Sayuri, però, confessa ai due giovani di fare dei sogni molto strani, che sembrano mostrarle dei mondi paralleli.

A questo punto, ci troviamo davanti ad un discreto salto temporale.
Veniamo proiettati avanti di tre anni, le strade dei due amici si sono separate e Sayuri, dopo essere scomparsa improvvisamente, si trova in un letto di ospedale in coma, come addormentata, da esattamente tre anni. Da qui comincia la seconda parte del film, in cui veniamo a conoscenza di alcuni dettagli sulla Torre di Hokkaido e sui sogni di Sayuri, che sembrano essere strettamente collegati alla torre.

Oltre le nuvole, il luogo promessoci è il primo film di animazione realizzato da Makoto Shinkai e, secondo me, si nota che questa è la sua prima opera.
Da un punto di vista della trama, si vede che la storia è ben studiata e l'idea di fondo è davvero ottima; purtroppo però ci sono diversi buchi che lo spettatore, nel corso della proiezione, non fatica a riscontrare.
Secondo me, quella di Oltre le nuvole, sarebbe la trama perfetta per un libro, perchè sarebbe possibile ampliare diversi concetti che, nel caso del film, sono rimasti in sospeso.
Se dovesse esistere, come nel caso di Your Name, una versione libresca di questa storia, credo che vorrei assolutamente leggerla!

Anche da un punto di vista grafico si nota una certa inesperienza, soprattutto per la resa dei personaggi.
Personalmente ho apprezzato molto di più lo stile di Your Name, sicuramente più curato e dettagliato.
Per quanto riguarda i persoanggi, infatti, lo stile si rivela leggermente più spigoloso e meno dolce, rispetto ai film seguenti. Una cosa che proprio non mi piace, ad esempio, sono le righette nere sulle guance del personaggio (se avete visto il film, sapete a cosa mi riferisco).
La qualità ne risente anche nelle inqudrature più da lontano, in cui si da precedenza al paesaggio, perchè i protagonisti perdono definizione e accuratezza nella resa.

Lo stesso non si può dire delle ambientazioni e dei paesaggi.
Trovo che Shinkai abbia uno stile nella resa dei luoghi e dei paesaggi che non si può definire in altro modo se non meravigliosa!

I paesaggi in cui si snoda la vicenda hanno, senza ombra di dubbio, un'importanza fondamentale per la trama e, proprio per questo, sono resi con minuzia nei particolari.
Le nuvole, ad esempio, sono realizzate così bene da sembrare reali e le inquadrature di solo paesaggio sembrano quasi delle foto.
Una cosa che mi è piaciuta moltissimo (anche in Your Name) è la scelta del colore, soprattutto nel cielo.
Ogni sfumatura, ogni accostamento, sembra studiato nei minimi particolari e nulla sembra lasciato al caso.

Personalmente ho notato una cura maggiore per le ambientazioni piuttosto che per i personaggi in sè.

Un dettaglio importante, anche per questa pellicola, sono le musiche e la colonna sonora che si adattano perfettamente ai momenti della trama e diventano parte integrante della narrazione. Penso che, se togliessero le musiche, non ci potrebbe essere lo stesso coinvolgimento da parte dell spettatore.


In generale, il film mi è piaciuto molto.
Sono stata contenta di aver avuto l'occasione di vederlo e penso proprio che cercherò di recuperare altre opere di Makoto Shinkai, perchè non si può negare che sia un artista straordinario.
Mi piace questo suo interesse per i mondi paralleli, i sogni e legami spirituali che questi possono generare.

Nonostante i diversi lati postitivi, probabilmente perchè è la prima opera di questo regista, non ho percepito lo stesso coinvolgimento che c'è stato con Your Name.
Mi è piaciuto, è stato emozionante, ma non quanto mi aspettavo.

Senza dubbio lo consiglio, soprattutto se vi è piaciuto Your Name o se già conoscevate altre opere di Makoto Shinkai.

Il mio voto, però, è:
✰✰✰ e mezzo
3,5/5



Alla prossima!

Silvia

giovedì 20 aprile 2017

#18 Cosa penso di: Fiore di cactus | recensione |

Prima lettura di aprile!
Ce la farò ad essere puntuale una volta nella vita? Non si sa...



Fiore di cactus.
di Francesca Lizzio.

Editore: Panesi Edizioni
Pagine: 187
Prezzo: 10,00€ (ebook 2,99€)

Trama:
Sara è una ragazza timida, intelligente, con la battuta sempre pronta, eppure nasconde la sua fragilità sotto un'armatura.
La vita l'ha resa cinica e amara. 
Un giorno conosce Andrea, un ragazzo attento e gentile che con smisurata pazienza riesce a farsi spazio nella sua vita.
Sarà lui a indurla a rimettere in discussione tutto quello in cui crede. 
Sara così ripenserà al percorso che l'ha resa la donna che è,si chiederà se riuscirà pi a lasciarsi amare, se certe paure potranno essere sconfitte o se invece non ci sarà più nulla da fare.
Se una come lei merita una seconda occasione. Perchè anche un cactus ha un cuore, ha solo bisogno di qualcuno che creda in lui e non abbia paure delle sue spine.



Comincio questa recensione col dire che, nonostante io sia palesemente di parte (perchè conosco Francesca), cercherò di essere obiettiva fino alla fine.

Quando Francesca mi ha detto di aver scritto un libro che presto sarebbe stato pubblicato, non ho potuto che essere felice per lei, perchè se lo merita davvero!
Ovviamente, appena ho potuto ho acquistato la versione ebook perchè non potevo aspettare che uscisse il cartaceo.

Fiore di cactus è la storia di Sara, una ragazza poco più che ventenne che ha rinchiuso il suo cuore in una gabbia di spine, un po' come fa un cactus.
Ripara la sua fragilità e la sua dolcezza con una discreta dose di cinismo e sarcasmo, ma soprattutto si auto-preclude la possibilità di essere nuovamente felice con qualcuno accanto, per colpa di esperienze passate che l'hanno costretta a modificare il suo modo di essere.
Tutto questo, finchè non conosce Andrea, un ragazzo allegro, sicuro di sè, positivo...forse troppo perfetto per essere vero, che la fa sentire come mai si era sentita prima.
Potrebbe essere il ragazzo giusto per lei, potrebbe essere il grande amore della sua vita ma... C'è sempre un ma che la frena e le fa tirare fuori le spine.
Sarà in grado Andrea di far sbocciare un fiore tra le spine che avvolgono il cuore di Sara? 
E Sara riuscirà finalmente a lasciarsi andare e a liberarsi di tutti i suoi preconcetti, le paure e le insicurezze?
Leggete il libro e lo scoprirete. 😉

Conoscendo già Francesca e il suo blog (qui), avevo già una certa confidenza con il suo stile di scrittura, per questo, per me non ci sono state sorprese.
Ho apprezzato la storia dalla prima all'ultima parola (anche il finale che è un lieto fine a metà) e mi è piaciuta molto l'idea di inserire il "Diario di Sara" al termine del romanzo principale, perchè consente al lettore di entrare più in sintonia con la protagonista.
Tra i brani presenti nel diario, oltre tutto, ho riconosciuto alcuni dei miei articoli preferiti provenienti dal blog dell'autrice.

Sara è una ragazza dal carattere forte e fragile allo stesso tempo, ha molti pregi, ma non si può dire che sia perfetta, anzi, anche lei ha i suoi difetti. E questo è proprio quello che me l'ha fatta apprezzare di più: non abbiamo davanti la classica protagonista che non subisce un cambiamento, che non matura o si evolve e che appare fin troppo perfetta per essere paragonabile ad una ragazza vera.
Sara è reale e realistica.
Ecco perchè mi è stato anche fin troppo facile identificarmi in questo personaggio e vedere in lei diversi tratti del mio carattere (difetti compresi).
Anche Andrea è un personaggio reale.
All'inizio, visto che noi lo conosciamo attraverso gli occhi di Sara, appare come il classico ragazzo perfetto in apparenza, ma che ha più di qualcosa da nascondere. Nel corso della vicenda, però, veniamo a conoscenza di fatti del suo passato che ci permettono di capire molti dei suoi atteggiamenti. Anzi, è proprio lui che ci spiega chi è e perchè è così, nella speranza che anche Sara lo capisca meglio.
Ho provato subito una grande simpatia per Isa, la migliore amica di Sara e non ho potuto fare a meno di sorridere per i siparietti comici che si creano tra le due ogni volta che cominciano discorso.
Lo stesso vale per gli scambi di battute tra Sara, la madre e Miriam la sorella minore.

Da un punto di vista più generale, i personaggi sono tutti caratterizzati in maniera ottima e accurata, anche se si tratta di personaggi secondari, come la famiglia di Sara, o che fanno una breve apparizione, come gli amici di Andrea.

Anche da un punto di vista descrittivo, lo stile di Francesca mi è piaciuto molto.
Le ambientazioni, i luoghi, gli abiti sono descritti in maniera semplice ma curata; al lettore vengono forniti molti dettagli ma gli viene data anche la possibilità di farsi una propria idea.
Insomma, non stiamo parlando di descrizioni pompose lunghe tre capitoli, che non arrivano a nulla.
Si tratta di pochi dettagli, precisi e mirati, che tracciano però un ottimo quadro della situazione dando uno spazio più ampio a quella che è la storia dei personaggi e, soprattutto, ai lori sentimenti.

La mia è stata una lettura veloce e molto scorrevole.
Mi sono lasciata trasportare dalla narrazione e sono stata coinvolta dalla trama, al punto che ho letto il libro i soli due giorni ( e solo perché erano le 3 di notte, altrimenti l'avrei finito in uno).
Senza ombra di dubbio è un libro che consiglio a tutti!
Si tratta di una storia semplice, di tutti i giorni, in cui ognuno di noi può rispecchiarsi facilmente. Uno spaccato sulla vita quotidiana, non sempre facile, di una ragazza italiana che cerca di barcamenarsi tra lavoro, famiglia, sentimenti nuovi e nuove esperienze.
A mio parere un ottimo romanzo d'esordio ♡

Il mio voto è:
✰✰✰✰✰
5/5


Alla prossima!

Silvia