mercoledì 5 aprile 2017

#14 Cosa penso di: Animali Fantastici (screenplay) | recensione |

Sono estremamente in ritardo, lo so, vi chiedo scusa.
Prometto di recuperare il più veloce possibile.
Cominciamo subito con la recensione della terza lettura del mese!


Animali fantastici e dove trovarli
Screenplay originale
di J.K. Rowling

Editore: Salani Editore
Pagine: 377
Prezzo: 16,90€ (ebook 12,99€)

Trama:

1926, New York: un tempo e un luogo in cui le vicende di un manipolo di persone - e creature - determineranno il destino di molti.
Tra loro: Newt Scamander, il primo (e forse unico) Magizoologo, la cui lotta per la protezione delle creature magiche del mondo prende una piega preoccupante quando alcuni dei suoi animali fuggono dalla valigia; Tina Goldstain, giovane (ex) Auror, impiegato al Magico Congresso degli Stati Uniti d'America; Queenie Goldstain, bella e impertinente sorella di Tina, capace di leggere nel pensiero; e Jacob Kowalski, un No-Mag che voleva solo aprire una pasticceria...








Partiamo dal presupposto che non ho la minima idea di come si possa recensire uno screenplay, giusto per mettere le mani avanti.
Per chi non lo sapesse, lo screenplay è molto semplicemente la sceneggiatura di un film.
Questo libro, infatti è la trasposizione dei dialoghi (e di qualche descrizione) dell'omonimo film.
Da qui il mio essere un po' perplessa sul come strutturare questa recensione, comunque ci provo e vediamo cosa ne esce.

Allora, la trama è ovviamente quella del film.
Ci troviamo a New York, cinquanta anni prima delle vicende del nostro caro Harry, e siamo in compagnia di Newt Scamander un mago inglese dall'aria svagata che viaggia con una strana valigia.
Nel suo bagaglio sono nascoste un gran numero di creature magiche che, all'improvviso fuggono e vagano libere per la città.
A questa vicenda di fondo, si intreccia la storia dei Secondi Salemiani, una setta che odia la magia, e di Grindelwald, un mago oscuro molto potente (che i fan di Harry Potter di certo hanno già sentito nominare).

Trattandosi di un libro un po' diverso dal solito, ho pensato di strutturare questa recensione in maniera un po' diversa: vi parlerò prima della struttura narrativa e dello stile e poi di personaggi, ambientazioni e quant'altro.

La struttura narrativa è quella tipica della sceneggiatura cinematografica. Abbiamo una suddivisione in scene, piuttosto che in capitoli e, all'inizio di ognuna di esse, ci viene precisato dove ci troviamo e se è un luogo interno o esterno.
C'è sempre anche una descrizione della scena, che ci da non solo una breve spiegazione del luogo in cui ci troviamo, ma anche del tipo di ripresa cinematografica che viene usata.
I nomi dei personaggi compaiono in maiuscolo con qualche accenno descrittivo che ci aiuta ad identificarli.
La scelta del maiuscolo, viene fatta anche per il dialogo che è stilisticamente diverso rispetto alla "narrazione".
Mi spiego meglio: se la narrazione ha uno scorrere lineare, occupando tutto lo spazio della pagina, il dialogo si trova incolonnato al centro. Inoltre, sotto al nome della persona che parla, troviamo tra parentesi un piccolo accenno al tono di voce o all'espressione facciale, che ci aiuta ad intuire il tono della conversazione.
Ogni scena è divisa dalla successiva con una piccola "cornicetta", costituita da una zampetta di animale e un ghirigoro. Ogni tanto, troviamo anche una rappresentazione grafica, lineare e molto semplice, di una delle creature magiche uscite dalla valigia di Newt.


Una  cosa che ho apprezzato molto di questo libro è il piccolo glossario di termini cinematografici che troviamo alla fine. Personalmente mi è stato molto utile, non intendendomi di questo argomento, per poter capire meglio il "dietro le quinte".
Devo dire che, a livello di impaginazione e struttura, Animali Fantastici è sicuramente migliore e più chiaro rispetto a La Maledizione dell'Erede, che è molto simile come genere.


Per quanto riguarda i personaggi, mi devo basare principalmente sul film, perchè dal libro non è possibile intuirne gran che.
Certo, abbiamo un quadro generale di ogni protagonista e anche una piccola descrizione e, da alcuni dialoghi e facilmente intuibile il carattere, ma ovviamente il film ci è molto più d'aiuto.
Credo sia inutile dire che ho apprezzato moltissimo il personaggio di Newt Scamander, che è anche il protagonista principale della vicenda. Mi è piaciuto molto come si relaziona con le sue creature magiche, ovvero in un modo totalmente opposto a come si approccia agli umani come lui.
Sembra sempre più a suo agio con gli animali che con le persone, con cui risulta chiuso e un po' distante, direi timido ma anche diffidente.
Devo per forza citare Eddie Redmayne che lo interpreta in maniera ottima, con una mimica facciale fantastica. Non avrei potuto pensare ad un attore migliore per questo personaggio.
Anche Jacob mi è stato subito simpatico, perché con lui è sicuramente più facile identificarsi essendo un Babbano come noi. Penso che la sua reazione, una volta entrato in contatto con la magia, potrebbe essere quella di tutti noi.
Un altro personaggio che ho amato e che mi ha fatto tanta tenerezza è Credence, sul quale posso svelarvi davvero molto poco perché, credetemi, lui è un personaggio molto importante.
Penso sia impossibile non provare tenerezza per questo ragazzo così bistrattato e maltrattato, che ha solo bisogno di affetto e di qualcuno che gli stia vicino. Voi non potete capire quanto mi abbia fatto star male il finale (del film e del libro) per quanto riguarda questo personaggio.

Per quanto riguarda le ambientazioni, in riferimento al libro c'è poco da dire, perchè non abbiamo moltissime descrizioni che ci consentano di farne un'analisi.
Per dire una parola, però, basandomi sul film, posso dire che le ambientazioni mi hanno colpito molto per la resa precisa, per i colori e anche per gli effetti speciali che sono davvero fenomenali.
Ottima è anche la realizzazione delle creature magiche, che non avrei potuto immaginare in maniera migliore, anche se avrei preferito vederne qualcuna in più.
Confido nei prossimi film.

Lui è il mio preferito ♡


Per concludere, consiglio questo libro principalmente a chi ha già visto il film perché è un po' come ritornare accanto a Newt, Jacob, Tina e gli altri una seconda volta.
Leggendo lo screenplay mi è sembrato di rivedere il film e ho ricordato spezzoni che, a distanza di tempo, avevo dimenticato o non ricordavo correttamente.
Come per la visione del film, anche durante la lettura, mi sono emozionata molto: ho riso e mi sono un po' commossa negli stessi punti.

Per chi il film no l'ha visto o non ha intenzione di vederlo, forse la lettura di questo libro non è molto consigliata. In primo luogo perché vi fareste un grandissimo spoiler di tutta la storia e poi perché ci capireste gran poco essendo privo, sostanzialmente, di narrazione.



Nonostante ciò, sono molto contenta di aver fatto questo acquisto e di aver letto questo libro.


Il mio voto è:
✰✰✰✰
4/5




Alla prossima!


Silvia

martedì 4 aprile 2017

Sono andata al cinema #5 | La Bella e la Bestia - live action |

♫ Stia con noi, qui con noi.
Si rilassi d'ora in poi.
Leghi al collo il tovagliolo dopo ci pensiamo noi...♫

Sono sicura che dall'introduzione avete capito benissimo di quale film vi sto per parlare, quindi cominciamo.

Trama:

Rivisitazione live-action dell'omonimo classico d'animazione del 1991, racconta il fantastico viaggio di Belle, giovane donna brillante, bellissima e dallo spirito indipendente che viene fatta prigioniera dalla Bestia e costretta a vivere nel suo castello.
Nonostante le proprie paure, Belle farà amicizia con la servitù incantata e imparerà a guardare oltre le orrende apparenze della Bestia. scoprendo l'anima gentile del Principe che si cela dentro di lui.
















La Bella e la Bestia è un film del 2017 diretto da Bill Condon e scritto da Evan Spiliotopouluos e Stephen Chbosky. Si tratta di un remake live-action dell'omonimo film Disney del 1991 a sua volta tratto dalla fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont.
Interpreti principali del film sono Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevis Kline, Josh Gad, Ewan McGragor, Stanley Tucci, Ian McKellen ed Emma Thompson.

Comincio subito col dirvi che La Bella e la Bestia è uno dei miei cartoni Disney preferiti e che, quando ho saputo che ne avrebbero fatta una versione live-action sono stata contentissima!
Detto questo, cercherò comunque di essere imparziale, lo prometto.

Ho pensato, quindi, di cominciare questa recensione con le poche, pochissime cose che non mi hanno convinto del film.
Credetemi, non è una lista molto lunga, si tratta di tre punti.

Primo punto. Per la Bestia (non so per gli altri, io l'ho percepito solo qui), sono stati scelti due doppiatori: uno per il parlato e uno per il cantato. E fino a qui niente di male, perché non tutti i cantanti sanno fare il doppiaggio e non tutti i doppiatori sanno cantare.
Logico.
Ma perché le due voci sono così diverse? Non le si poteva scegliere più somiglianti?
A mio parere lo stacco si nota parecchio e rende tutto molto meno fluido.

Sempre sulla Bestia è anche il punto due.
Ma quella specie di gatto morto che gli avete messo in testa dopo la trasformazione in principe? No, dico io, era strettamente necessario?
Secondo me una parrucca più realistica era meglio.
Capisco che il poveretto è stato un bestione alto due metri per chissà quanti anni, ma dei capelli per lo meno decenti non erano così sbagliati.

Terzo punto, ovvero quello che ha anche una spiegazione accettabile ma che a me è sembrato comunque un po' meh.
Le canzoni nella versione italiana non sono le stesse del cartone, o meglio, sono state leggermente modificate.
Ho sentito dire che è una questione puramente tecnica per agevolare il doppiaggio e sovrapporlo meglio al labiale in lingua originale. Ed è assolutamente una motivazione più che valida, ma io con le canzoni de La Bella e la Bestia ci sono cresciuta e mi ha fatto un certo effetto non riconoscere al 100% le parole.



E queste sono le mie rimostranze, da qui in poi saranno solo cose belle! ♡



Al di là dei tre punti qui sopra, cosa mi è piaciuto così tanto di questo film?
Posso dire tutto?
Tutto!

Ho trovato che La Bella e la Bestia sia perfettamente corrispondente alla versione animata e che, anzi, abbia anche quel qualcosa in più che non può che renderlo migliore.

La contestualizzazione storica è stata resa in maniera molto accurata al punto che risulta facilmente intuibile. Nel cartone, infatti, sappiamo solo che la vicenda è ambientata in un piccolo paesino della Francia, ma il periodo storico è solo accennato e non è così facile identificarlo.
In questo caso, invece, anche grazie ad alcuni spezzoni sul passato di Belle e della Bestia, riusciamo a capire benissimo che il periodo storico è il Settecento.

A proposito di questo, ho apprezzato tantissimo i flashback creati appositamente per questa versione del film.
Trovo che siano stati un ottimo mezzo per spiegare, non solo quei buchi di trama presenti nel cartone, ma anche perché la Bestia è cresciuta con determinate convinzioni e atteggiamenti.
Ma soprattutto carpiamo altri dettagli del personaggio di Belle. Fino ad ora io mi ero chiesta: ma dov'è la madre di Belle? Che cosa le è successo? Cosa ha reso Belle una ragazza così diversa dalle sue coetanee dell'epoca?
Tutte queste domande hanno avuto risposta e, lo devo dire, non sono rimasta per nulla delusa dall'interpretazione che lo sceneggiatore ne ha voluto dare.

Continuando l'elenco delle "cose belle" di questo film, direi di passare alle ambientazioni e agli abiti.
Le ambientazioni, direi di cominciare da qui, sono rese benissimo!
Ho apprezzato moltissimo la cura dei dettagli, i colori, le luci, ma soprattutto la ricerca della somiglianza con il cartone.
Non me ne intendo di cinema, ma penso che ricreare un ambiente che, altro non è che un disegno, non sia affatto semplice.
Il luogo che più mi ha colpito è il castello della Bestia, in cui si nota moltissimo il contrasto tra l'oscurità dell'esterno ( cupo, quasi pauroso, dai toni scuri) e la luce dell'interno (i dettagli in oro, la luminosità, i colori tenui e pastello).
Ovviamente non vi citerò la fenomenale biblioteca del castello, perché credo sia più che ovvio che ne vorrei una uguale dai tempi del cartone Disney.

Per quanto riguarda gli abiti, invece, credo di essermi innamorata una seconda volta dell'abito giallo di Belle. Dovete sapere che il giallo è il mio colore preferito da quando sono bambina e, con il vestito di Belle è stato amore a prima vista.
Tornando agli abiti e lasciando perdere questa mia fissazione per il giallo, vi posso dire che ho amato ogni singolo abito di ogni personaggio. Li ho trovati tutti estremamente accurati, precisi anche rispetto al periodo storico e pieni di dettagli stupendi.

Ed ora, ultimo punto di questa recensione, last but not least, vediamo le musiche.
E voi direte, ma non facevano parte delle cose che non ti avevano convinto?
Sì e no.
Se, in parte, l'adattamento italiano del testo non mi ha convinto, da un punto di vista più generale le ho apprezzate molto, anche se ammetto di aver preferito quelle in lingua originale.
Mi ha fatto immensamente piacere che "Beauty and the Beast" e "Be Our Guest" siano rimaste le stesse del cartone, perché sono le mie preferite e anche le più importanti della storia (a mio parere).
Della versione originale, posso dire inoltre, di aver apprezzato molto la voce di Emma Watson. Non credevo che sapesse cantare così bene e mi ha stupito. Senza contare che lei per me è sempre stata Belle, per lo meno nella mia testa.

Per concludere questa recensione, penso sia importante parlare del messaggio che questo film ci da.
Perché si parla di diversità e di accettazione in un modo in cui anche i più piccoli possono capire e questo credo sia molto importante.
Da un lato, Belle è considerata stramba e buffa dai sui concittadini, perché non si comporta come loro e perché mentalmente è molto più avanti di loro.
Dall'altro invece abbiamo la Bestia che, inizialmente, non riesce ad andare oltre all'aspetto esteriore e che quindi denigra l'anziana che gli chiede aiuto. In un secondo momento, ovviamente a causa di ciò, lui stesso si troverà isolato e abbandonato per colpa del suo aspetto.


Ho trovato molto bello ed emozionante il momento in cui sia Belle che la Bestia ammettono e accettano le proprie diversità, capendo di avere al loro fianco una persona che finalmente può accettarli per quello che sono realmente.




Insomma, in conclusione, trovo che questo film sia pienamente riuscito nell'intento di trasporre il cartone animato e che l'abbia a dirittura migliorato.
Se siete amanti dei cartoni Disney e della Bella e la Bestia, non potete assolutamente perdervelo.



Il mio voto è:
✰✰✰✰ e mezzo
4,5/5




Alla prossima!

Silvia

giovedì 30 marzo 2017

#13 Cosa penso di: Pistola e Polvere da sparo. | recensione |

Dopo tanto tempo, eccomi qui con la seconda lettura di marzo!
Prima di cominciare, vorrei ringraziare l'autrice per avermi inviato il suo libro e avermi dato la possibilità di leggerlo!
Grazie!



Pistola & Polvere da sparo.
di Angelica Rubino.

Editore: Montedit
Pagine: 122
Prezzo: 11,00 €

Trama:
Il romanzo di Angelica Rubino rappresenta un autentico mare magnum di alterne vicende e inaspettati colpi di scena che rendono effervescente la narrazione con un susseguirsi di relazioni sentimentali che offro spunti illuminanti e, al contempo, catapultano in zone d'ombra, tra falsità e tradimenti, torbide finzioni e vendette, fino all'inevitabile scenario conclusivo nel quale trionferà l'amore d'una donna in un'appassionata esaltazione dei suoi sentimenti più autentici.
Il racconto prende spunto da un'avvenimento che accade ai giorni nostri ed è l'inaspettata visita ad una signora, vedova e con un figlio, da parte di un notaio francese, che la informa del fatto che il suo assistito, un tale Pierre Ullieul, l'aveva designata erede delle sue proprietà nella cittadina francese Carcassonne, appartenute al ducato dei Leroy e avvolta dalla leggenda che narra d'un tesoro nascosto in quel luogo...
Nelle drammatiche pagine finali si assiste ad un autentico vortice che scoperchia presunte certezze e consolidate posizioni di numerosi personaggi dell'intricata trama ordita da Angelica Rubino, ma le parole convergono prepotentemente ad irradiare il sogno d'amore di Violante.
Dalla prefazione di Massimiliano Del Duca.







Come potete vedere qui sopra, la trama di questo libro è davvero intricata.
L'antefatto è ambientato ai giorni nostri, mentre il resto della vicenda ci fa fare un tuffo nel passato ai tempi della Rivoluzione Francese.
Protagonista principale è la giovane Violante che, nel giro di poco tempo, si trova a passare dalla vita difficile e faticosa della serva, a quella agiata ma comunque per nulla semplice della duchessa.
Grazie ad un matrimonio che, inizialmente, non riesce ad accettare, Violante scoprirà dettagli del suo passato e del passato del marito che non credeva possibili.
L'intera vicenda si svolge sotto un alone di mistero che pervade tutto fino alle ultime pagine.
Le storie e le vite che si intrecciano in questo romanzo sono molte, come svariati sono i personaggi che ruotano attorno a Violante.

Vediamo quindi i personaggi che popolano questo romanzo.
La protagonista indiscussa è Violante, una giovane serva che scoprirà le sue nobili origini e che si troverà a dover affrontare un matrimonio indesiderato (almeno in principio).
Violante è senza dubbio una ragazza molto più emancipata rispetto i canoni dell'epoca. Prima di tutto perché, nonostante sia una serva, sa leggere e scrivere, un suo passatempo infatti è la scrittura (ama comporre poesie). La ragazza inoltre ha un carattere molto forte e deciso, non ama i soprusi e non ha paura di esprimere la sua opinione, anche a rischio di essere punita.
Il suo personaggio mi è piaciuto molto, soprattutto per questa sua "diversità" rispetto le altre ragazze del periodo.
Un altro personaggio molto interessante, non che altro protagonista del racconto, è Julian.
Se inizialmente il marito di Violante si dimostra un uomo duro, intransigente, burbero e scontroso al limite dell'insopportabile, con il passare del tempo, si impara a scavare più in profondità di questo personaggio. Julian, infatti, ha tutt'altro che un carattere semplice: vissuto all'ombra della zia, dopo aver perso i genitori per un brutto incidente, finisce con l'esserne quasi succube.
Crescendo, come è ovvio, il legame che ha con lei si modifica, ma la sua costante presenza a palazzo non può non condizionarlo. Solo con Violante, al di là di qualche scoglio iniziale, Julian sembra essere sé stesso.

Da un punto di vista più generale, ogni personaggio è stato reso in maniera adeguata e presentato quel tanto che basta per renderlo utile alla vicenda e, allo stesso tempo, riconoscibile dal lettore.
Ho trovato la caratterizzazione, tutto sommato, ben fatta e ho apprezzato molto la varietà di caratteri che presentano i personaggi, come anche il fatto che non incarnino degli stereotipi.
Ammetto che non mi è piaciuto molto come è stata resa Maria Antonietta. Nonostante appaia molto poco nel corso della narrazione, l'ho trovata caratterialmente esagerata. Sicuramente corrispondente a ciò che si sa di lei, ma dai tratti troppo marcati ed accentuati.

Un altro dettaglio, a riguardo dei personaggi, che mi è piaciuto molto, è il modo in cui viene trattata l'omosessualità.
Non si cade nel banale, nel ridicolo e nel luogo comune.
L'orientamento sessuale del personaggio in questione (non vi voglio dire chi è) si percepisce tra le righe, anche grazie ai suoi atteggiamenti, ma ci viene svelato dalle sue stesse parole solo al termine del romanzo.

Per quanto riguarda le ambientazioni, ho apprezzato la contestualizzazione storica della vicenda.
Non solo la Regina Maria Antonietta fa una piccola apparizione come personaggio parlante, ma attraverso Julian che viene chiamato dal Re, abbiamo modo di avere notizie e dettagli dal fronte.
La Rivoluzione Francese, infatti, fa da sfondo ad un breve tratto del romanzo e ci permette di inquadrare al meglio il periodo storico in cui si svolge l'intera vicenda.
Più nel dettaglio, sempre per quanto riguarda le ambientazioni, ho trovato le descrizioni ben rese nonostante la loro semplicità. Il lettore non fatica a immaginare i luoghi principali dove si svolgono le scene, e non mi riferisco solo ai luoghi esterni (come il paese, il giardino o il fiume), ma anche a quelli interni come ad esempio le stanze del castello o le locande.


Ho trovato lo stile di Angelica Rubino molto curato e studiato, soprattutto nei dialoghi, affinché si adattasse all'epoca di cui narra.
La storia mi ha catturato e gli intrighi che ci vengono presentati, mi hanno affascinato ed incuriosito fin dal principio.

Personalmente, ho notato solo alcuni dettagli che non mi hanno convinto più di tanto.
Principalmente mi riferisco allo svolgersi della vicenda in maniera troppo veloce. Ammetto di aver avuto la necessità di rileggere alcuni passaggi per capire come si fosse arrivati a quel punto, perché spesso il salto temporale non è molto chiaro.
Penso, ed è solo un puro parere personale, che l'autrice avesse davvero tante cose da dire, ma troppo poco spazio per farlo.
In certi punti si avverte la mancanza di qualcosa, come un passaggio fondamentale che si perde tra le righe e i dialoghi.
Secondo me, con una ventina ( o forse più) di pagine in aggiunta, il romanzo sarebbe stato perfetto e decisamente più scorrevole e chiaro al lettore.

Nonostante questo, la mia è stata una lettura veloce e appassionante, perciò mi sento di consigliarvi questo breve romanzo.


Il mio voto è
✰✰✰ e mezzo
3,5/5



Alla prossima!

Silvia.

mercoledì 29 marzo 2017

#2 Bullet Journal - Chiavi, color coding, indice.

Continua la rubrica relativa al magico mondo del Bullet Journal!


Oggi vi parlo di tre cose molto imporanti per il Bullet Journal e per il Planning in generale. Ovvero: l'indice, le chiavi e il color coding (o codice colore).










Cominciamo con l'indice.
Prima di cominciare ad usare il Bullet Journal, pensavo che l'indice nelle agende fosse una cosa praticamente inutile.
In realtà è l'esatto contrario: l'indice è una componente importante del Journaling.
Infatti, grazie all'indice, possiamo avere un quadro generale istantaneo del nostro Bullet.
L'indice è anche molto utile per cercare una pagina specifica del nostro Bullet, senza doverlo sfogliare ogni volta dall'inizio alla fine.

Vi confesso che sfogliare il mio Bullet mi piace molto, perché è un piccolo tuffo nei ricordi, ma ci sono alcuni giorni in cui non ho tempo (e voglia) di cercare la pagina che mi serve.
Ed ecco, quindi, che l'indice mi viene in aiuto!

Nel caso del Leuchtturm1917, all'inizio, ci sono già due pagine (tre facciate) adibite ad indice.
Non vi so dire con certezza per quanto riguarda la Moleskine, ma mi sembra che non ci siano pagine prestampate per questo scopo.
In ogni caso, creare un indice non è poi così complesso.
Qui sotto vi mostro alcuni esempi.



Passiamo ora alle chiavi!
La pagina (o lo specchietto, a seconda delle vostre preferenze) dedicata alle chiavi, è una parte molto importante del Bullet Journal.
Le chiavi, infatti vi consentono una migliore organizzazione della vostra to do list giornaliera.
Ad esempio, vi sarà più facile identificare un evento da un elemento qualsiasi; oppure evidenziare i punti più urgenti della vostra lista.
Qui sotto vi mostro le mie chiavi, così mi posso spiegare meglio.

Come potete vedere, per annotare le cose da fare ho scelto il quadratino (⬜) mentre per gli appuntamenti (gli eventi, le visite, ecc...) ho scelto il cerchietto (⭘).
Il modo in cui contrassegno il simbolo è sempre lo stesso.
Ho poi aggiunto un triangolino (◬)per i compleanno, un asterisco (*) per le note (che non uso molto, ma vabbè) e un punto esclamativo (!) da mettere accanto ai punti urgenti della mia lista.

Sul sito ufficiale del bullet journal le chiavi sono leggermente diverse e ce ne sono alcune che io ho preferito non utilizzare.
Personalmente, dopo aver provato le ufficiali, mi sono resa conto che non erano le chiavi giuste per me e ho creato le mie.

Come vi dicevo nel primo articolo, anche questo fa parte del Journaling: sperimentare, cambiare, inventare, adattare alle proprie esigenze.

Qui sotto vi lascio qualche esempio di chiavi.

E per concludere, vediamo il color coding (o codice colore, all'italiana)!
Voi direte, a cosa mi serve un codice colore se ho già le chiavi che mi consentono di organizzare la to do giornaliera?
Il color coding, in effetti, potrebbe non servirvi n questo caso, ma vi sarà utile in molte altre aree del vostro Bullet.
Ma prima di tutto, cos'è un color coding?
Molto semplicemente, il color coding, abbina un'attività ad un colore e questo metodo organizzativo (se così possiamo chiamarlo) vi sarà utile se userete il tracker giornaliero o il calendex (ma di questo vi parlerò meglio in un altro articolo).
Anche in questo caso vi mostro il mio color coding, così posso spiegarvi meglio come funziona.


L'uso principale che io faccio del codice colore è per monitorare le attività giornaliere.
Come vedete ho scelto quelle che sono le mie attività principali, che ripeto più spesso durante la settimana e ad ognuna ho abbinato un colore.

Se, ad esempio, voglio monitorare le ore di sonno so che a questa attività ho abbinato il giallo e mi basterà sfogliare i miei tracker giornalieri per vedere quante ore ho dormito ogni giorno.

Ovviamente ognuno ha le proprie attività più frequeti, quindi ognuno di voi creerà il proprio color coding pesonale.

Un altro modo di usare il codice colore, nel Bullet Journal, è nel calendex o nel future log, due metodi organizzativi utili per appuntare gli avvenimenti futuri o i programmi a lungo termine.



Ecco qui qualche esempio di color coding.


Con questo si conclude il secondo articolo dedicato al Bullet Journal.
Prossimamente vi parlerò dei tracker, del calendex e del future log.

Alla prossima!

Silvia.

martedì 28 marzo 2017

Sono andata al cinema #4 | Logan: the Wolverine |

Premessa un po' lunga in arrivo.

Chi mi conosce anche al di fuori del web, ma forse anche chi mi conosce al di dentro, sa che ho dei gusti piuttosto atipici in fatto di film, anime e serie tv.
Non sono mai stata il tipo da film sdolcinato o strappalacrime come molte ragazze che ho conosciuto. Non disdegno un po' di romanticismo e la storia d'amore è sempre più che gradita, ma devo dire che preferisco di gran lunga quei film dove tutto questo è condito con un bel po' di azione e magari del fantasy (quello non guasta mai).
Tutto qusto per dirvi che, quello di cui sto per parlarvi è un film di super eroi. Ebbene sì!
Dovete sapere che sono totalmente in fissa con ogni tipo di supereroe esistente (il mio preferito è Spiderman e non sopporto Batman e Superman). I miei preferiti sono i film della Marvel, ecco perchè attendevo questo, in particolare, con molta ansia.

Bene, la premessa è finita, veniamo alla recensione.

Trama:

El Paso, 2029.
Sono 25 anni che non nascono più mutanti e quelli che sono sopravvissuti sono degli emarginati, in via di estinzione.
Logan/Wolverine vive facendo lo chaffeur e la sua capacità di rigenerazione non funsiona più come un tempo, mentre il professor X ha novant'anni e il controllo dei suoi poteri psichici è sempre meno sicuro.
Quando una donna messicana cerca Logan per presentargli una bambina misteriosa di nome Laura, nuove attenzioni e nuovi guai cominciano a raggiungere i mutanti.














Logan - The Wolverine, è un film del 2017 co-scritto e diretto da James Mangold, prodotto dalla Marvel Entertaiment è distribuito dalla 20th Century Fox.
Si tratta del sequel di X-Men le origini - Wolverine e Wolverine - L'Immortale ed è la decima pellicola ispirata al mondo degli X-Men.
Inoltre si tratta dell'ultimo film in cui vedremo Wolverine interpretato da Hugh Jackman e il Professor X interpretato da Patrick Stewart.
Altri due dettagli importanti sono che, contrariamente agli altri film targati Marvel, qui non troverete ne il cameo di Stan Lee ne la classica scena successiva ai titoli di coda.
E con questo, secondo me, vi ho detto abbastanza curiosità.

Logan - The Wolverine si ispira alla serie a fumetti Vecchio Wolverine, infatti quello che ci si trova davanti fin dall'inizio della proiezione è un Logan decisamente invecchiato e malconcio. Insomma, un Logan che non ci si aspetta minimamente.
Come potete leggere dalla trama, ci troviamo nel 2029 e per i mutanti non è affatto un bel periodo, così come non lo è per Logan. Infatti si ritrova a fare l'autista e a vivere disperso nel nulla con il Professor X e Calibano, un mutante albino che è in grado di fiutare i suoi simili.
Anche il Professor X è visibilmente invecchiato e sembra affetto da una malattia cerebrale che gli provoca potenti crisi psichiche in cui i suoi poteri prendono il sopravvento e sembrano esplodere in tutta la loro potenza.
Quando Gabriela, una donna sudamericana, gli chiede aiuto affinchè porti la piccola Laura in North Dakota, Logan si trova invischiato in qualcosa di ben più grande e complicato.
Laura, infatti è una giovane mutante che, con altri suoi coetanei, è riuscita a scappare dal laboratorio dove tutti loro sono stati creati. L'obiettivo è ritrovarsi a "Eden", un luogo forse inesistente e nascosto, per poter superare il confine e tornare ad una vita normale.

Messa così, sembrerebbe il classico film di Wolverine a cui ci hanno abituato Le origini e L'immortale. In realtà questo ultimo capitolo della saga di Wolverine, per lo meno con Hugh Jackman come protagonista, è un film decisamente più cupo, ma anche molto triste e malinconico.


Si tratta davvero di un gran quantitativo di sentimenti contrastanti, 
che coinvolgono lo spettatore dal primo all'ultimo fotogramma.

Ho apprezzato davvero moltissimo la caratterizzazione dei personaggi, perchè è vero che Wolverine già lo conosciamo ma in lui si percepisce un cambiamento sostanziale fin dalla prima apparizione.
Hugh Jackman, a mio parere, non poteva fare interpretazione migliore. Sarà che lo apprezzo molto come attore e che Wolverine è il mio X-Men preferito da sempre.

Devo dire, a onor del vero, che i protagonisti principali mi sono piaciuti tutti molto.
Il Professor X, nonstante qualche problemino di vecchiaia, è sempre lui: in grado di placare Logan, di farlo ragionare e di metterlo nella strada giusta. Io l'ho sempre visto come una figura paterna per lui, nonostante Logan sia, in effetti molto più vecchio.
Calibano, invece, non lo conoscevo per nulla e mi è stato simpatico subito. Non vi dirò cosa gli succede, ma sappiate che io ci sono rimasta malissimo...

Ma la vera rivelzione, secondo me, è la piccola Laura, una vera forza della natura. Trovo che sia un personaggio fantastico e spero che un giorno o l'altro ne sentiremo parlare ancora. Dafne Keen è stata perfetta, un'interpretazione ottima nonostante la giovane età. E poi io la trovo perfetta come figlia di Logan, perchè secondo me tra i due attori c'è una certa somiglianza.

E vi dirò che mi sono piaciuti anche i cattivi della situazione, perchè li ho trovati molto ben studiati.
Sempre a proposito di personaggi (e poi la chiudo qui), mi è piaciuta l'idea di quella che io ho visto come una nuova generazione di mutanti in cui possiamo trovare molte delle caratteristiche degli X-Men più famosi. Non ho ben capito cosa sia successo a Tempesta, Magneto, Ciclope e tutti gli altri, ma sono certa che la Marvel risolverà presto i miei dubbi. Come sono certa che sentiremo parlare ancora di questo gruppo di bambini in fuga verso "Eden".

Una cosa che mi ha colpito molto di questa pellicola è che, nonostante i toni della trama si facciano più cupi, quelli delle ambientazioni sono l'esatto contrario.
Mi spiego meglio!
La trama e cupa, oscura e decisamente violenta, mentre le ambientazioni sono soprattutto naturali con colori tenui e sabbiosi, ma anche boschi e foreste. Soprattutto l'ultimo scontro mi ha colpito per questo contrasto tra gli spruzzi di sangue della battaglia e il verde del bosco che la ospita.
A me ha colpito moltissimo, anche perchè i luoghi scelti per le riprese erano fantastici, senza ombra di dubbio.
Spero davvero che il concetto che ho espresso si sia capito, perchè ammetto io stessa che è un po' astratto.

Ultimo punto e poi mi accingo alla conclusione.
Qui sopra vi parlavo di spruzzi di sangue, sono sicura che l'avete notato.
Logan - The Wolverine, infatti è sicuramente il film su Wolverine più violento e cruento, almeno a mio parere.
Nonostante io sia facilmente impressionabile, ammetto che il discreto quantitativo di morte e sangue che popola questo film, non mi ha dato per nulla fastidio. Se avete uno stomaco sensibile però, forse questo non è esattamente il film per voi.

Al di là del sangue, questo è anche un film molto molto triste e commovente.

Se alla fine del film, non vi siete commossi o non vi è rimasto un gran magone...
beh...lasciate che ve lo dica, non avete un cuore.

Il finale è davvero molto triste, ma allo stesso tempo c'è un alone di dolcezza e speranza che pervade le ultime scene.
Insomma, a mio parere, un fil stupendo!



Il mio voto è:
✰✰✰✰✰
5/5






Alla prossima!

Silvia.